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WELFARE, ‘DUE MANI IN PIÙ’: LIBRO RACCONTA 15 ANNI PROGETTO CARITAS

9 novembre 2016 Politica

Secondo Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle politiche sociali, 'Due mani in più', “racconta davvero il welfare ambrosiano”. Lo ha spiegato l'assessore intervenendo oggi alla presentazione del libro della giornalista Marta Ghezzi che racconta i 15 anni del progetto Caritas che è nato per portare la spesa a casa di chi non è autosufficiente. Tale progetto “è veramente un emblema dell'alleanza che si sviluppa nella nostra città per le persone più fragili che hanno bisogno di assistenza e socialità. Ricordo che in questa città c'è un'alleanza importante tra comune e terzo settore”, ha spiegato l'assessore sottolineando che si tratta di “un lavoro su cui vogliamo insistere ulteriormente” anche perché, nonostante “spendiamo 19 milioni di euro all'anno in azioni di prestazioni domiciliari di vario genere, crediamo di dover irrobustire ulteriormente i nostri interventi”. Il servizio 'Due mani in più', nato da una collaborazione tra Coop Lombardia e Caritas ambrosiana, guarda ai bisogni degli anziani e dei più fragili, non solo portando la spesa a casa di chi non è autosufficiente, ma soprattutto creando una comunità solidale, un'occasione di socializzare e relazione. In 15 anni il progetto ha coinvolto 17 punti vendita della rete Coop Lombardia m, le cooperative del consorzio Farsi prossimo, l'Auser, i comitati soci di Coop Lombardia e tre associazioni di volontariato. Attualmente il servizio copre metà del territorio cittadino di Milano ed è presente in sei comuni della provincia, oltre che a Cremona e Malnate. La rete di prossimità raggiunge 400 anziani e ha consegnato un totale di 90mila spese a domicilio. Per Don Virginio Colmegna, presidente Fondazione Casa della Carità, si tratta di “un'iniziativa non estemporanea, perché dura da tanti anni. È uno scambio di reciprocità e vi è investimento un forte nei legami. L'investimento – ha concluso – ha poi bisogno di una politica che raccoglie questa domanda e da degli interventi strutturali. Non stiamo a medicare le ferite, ma poniamo un problema di giustizia sociale”.

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