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giovedì 24 agosto 2017 07:04:54
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Via Arcivescovado intitolata a Martini
Pisapia: “E’ sogno che si avvera”

21 febbraio 2016 Cronaca, Politica

“Si avvera un sogno, quello che chiedeva la nostra città: avere un ricordo nel pieno centro di Milano, in un luogo attraversato da milanesi e turisti”. Lo ha detto il sindaco Giuliano Pisapia nel suo discorso alla cerimonia di intitolazione di quella che fino a oggi era via Arcivescovado al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. “Io non sono molto abituato a mostrare in pubblico i miei sentimenti – ha spiegato il sindaco -. Sorrido anche quando dentro il cuore c’è un po’ di tensione. Ma sempre di più, via via che si avvicinano i pochi mesi che mancano alla fine del mio mandato, mi capita di avere momenti di commozione. Oggi è uno di questi. Questa via prende il nome di un uomo che ha lasciato un segno indelebile. Il ricordo di un uomo che ha illuminato il cammino di tanti, il mio cammino anche. Una guida morale, forte, salda per credenti e non credenti”. Pisapia ha ricordato una frase del cardinale che lo ha accompagnato nella sua vita: chi è orfano della casa dei diritti difficilmente sarà figlio della casa dei doveri. Perl’arcivescovo di Milano, Angelo Scola “La dedicazione della via è un grande segno per la chieda ambrosiana, per la città tutta e per le terre ambrosiane”. “È come se questo gesto – ha spiegato il cardinale Scola – si iscrivesse nella carne della nostra lunga storia”. Non sarebbe, infatti, concepibile “senza Sant’Ambrogio che ha saputo unire la dimensione religiosa e la dimensione civile. È come se gettassimo un ampia arcata di ponte” tra le due epoche perché “il torinese Martini si è fatto milanese nei suoi 22 anni e ha ripreso, rendendolo attuale, l’insegnamento di Ambrogio”. Scola ha voluto poi citare un estratto del discorso che Martini fece in consiglio comunale che considera un “messaggio che la chiesa ambrosiana lascia alla città”: la città – diceva Martini – è il luogo di una identità che si ricostruisce continuamente a partire dall’uomo. Non è vera se non è dinamica, se non accetta di mescolarsi. La sua natura incarna il coordinamento delle due tensioni che arricchiscono e rallegrano la vita dell’uomo, a qualunque fede o convinzione voglia rifarsi: la fatica dell’apertura – “e tutti la stiamo toccando con mano”, precisa il cardinale Scola – e la dolcezza del riconoscimento. “Non vi è polis se non si vivono queste due tensioni. In questo tempo di grande travaglio – pensiamo alla tragedia del gelo demografico nel nostro Paese – parta anche da questa figura una rinascita e un risveglio”, conclude.

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