"/>
lunedì 21 agosto 2017 01:16:36
omnimilano

Truffe anziani, decine di raggiri: tre arrestati. Agganciavano le vittime fingendosi infermieri

26 luglio 2016 Cronaca

Avvicinavano per strada le vittime, anziani, presentandosi come infermieri che l’avevano assistita durante un precedente ricovero suo o del proprio coniuge approfittando del fatto che essendo persone molto anziane vi era un’alta probabilità che avessero trascorso un qualche periodo in ospedale, millantavano una pregressa amicizia con un parente della vittima e una volta “conquistata” la fiducia della persona anziana, la convincevano a recarsi presso la sua abitazione con loro dove, dopo una serie di convenevoli e con diverse scuse, si facevano indicare il luogo della casa dove la vittima conservava il denaro e i preziosi per poi derubarla di tutto facilmente. Agivano così due uomini di 32 e 56 anni e una donna di 55 anni arrestati in seguito a un’indagine del pool antitruffe istituito presso la procura di Milano, coordinato dal Procuratore Aggiunto Targetti e composto da agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato e della Polizia Locale di Milano. I tre sono accusati di furti in abitazione, in alcuni casi degenerati in rapine aggravate ai danni di persone anziane. Appartengono alla comunità nomade etnia Sinti provenienti dalle province piemontesi di Torino, Cuneo ed Asti. L’ordinanza è stata regolarmente eseguita a Torino, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Milano e di Torino. Gli episodi contestati nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – a conclusione dell’operazione denominata “Infermiere Amico” – sono 10, ma quelli che si ritiene possano essere verosimilmente attribuiti ai destinatari del provvedimento sono 28, tutti individuati nel periodo compreso tra la fine del 2011 ed il 2015. Gli inquirenti ritengono si tratti di veri e propri professionisti del crimine, tutti sprovvisti di una regolare e continuativa occupazione lavorativa. Per questo motivo, inoltre, si ritiene che gli episodi commessi possano essere molto più numerosi di quelli accertati e che spesso le vittime, per vergogna o per timore delle conseguenze nell’esporre quanto subito anche agli stessi familiari, non denuncino l’accaduto.

Condividi questo articolo