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venerdì 24 novembre 2017 08:41:10
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TRIBUNALE LAVORO, A MILANO TEMPI SENTENZE MEGLIO CHE IN EUROPA

23 gennaio 2016 Politica

“La giustizia italiana non sempre è all’inseguimento degli standard europei: a volte è capace di fare meglio, almeno al tribunale del Lavoro di Milano che pronuncia la sentenza in 149 giorni, meno di 5 mesi, rispetto alla media di 168 giorni nei 47 paesi aderenti al Consiglio d’Europa, un consesso più ampio dell’Unione europea, particolarmente sensibile alla tutela dei diritti e all’efficienza della giustizia (attraverso la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo vigila sull’applicazione dell’omonima convenzione)”. E' quanto spiegato oggi da Pietro Martello, presidente del tribunale del Lavoro di Milano, in occasione di un confronto tra avvocati italiani, europei e dei paesi di common law, organizzato dalla commissione rapporti internazionali dell’Ordine degli avvocati di Milano. All’incontro, nell’Aula magna del Palazzo di giustizia, hanno partecipato, con il presidente degli avvocati Remo Danovi, i vertici di tutti gli uffici giudiziari milanesi. Il procuratore generale Roberto Alfonso ha definito «una decapitazione degli uffici giudiziari da parte del legislatore» la marcia indietro sull’età di pensionamento dei magistrati, che a fine anno ha lasciato senza capo centinaia di uffici direttivi nei tribunali, nelle procure e nelle corti d’appello. Maria Chiara Malacarne, presidente reggente della Corte d’appello, ha invece segnalato il dato negativo del numero dei detenuti, che a Milano è leggermente cresciuto nel 2015, in controtendenza rispetto alla diminuzione di un terzo a livello nazionale.
Gli interventi di oggi a Milano anticipano molti dei temi e delle questioni che saranno al centro, giovedì prossimo in Cassazione e sabato nelle Corti d’appello, delle relazioni inaugurali dell’anno giudiziario. Le statistiche, tuttavia, saranno meno aggiornate della realtà, perché – come sempre – faranno riferimento all’anno mobile luglio-giugno. Perciò, per le cause di lavoro, si parlerà di 154 giorni. Ma nel secondo semestre si è fatto meglio. E ancora meglio si dovrà fare in futuro, posto che nei paesi europei più efficienti le sentenze di lavoro arrivano in tre-quattro mesi, rispetto ai cinque mesi e mezzo indicati nel rapporto Cepej.

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