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mercoledì 18 luglio 2018 20:34:04
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Smantellate piazze di spaccio di Comasina e Bruzzano, 23 arrestati, tra cui un Sovraintendente della Polizia

11 luglio 2018 Cronaca

La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale ordinario di Milano (dr.ssa Anna Calabi), su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia (Sostituti Procuratori dr.sse Giovanna Cavalleri e Cecilia Vassena), nei confronti di 23 cittadini italiani, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico e allo smercio al dettaglio di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, ricettazione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e cognizione illecita di conversazioni. Secondo gli investigatori avrebbero costituito due gruppi criminali e gestito le piazze di spaccio dei quartieri Comasina e Bruzzano di Milano dal 2013 al 2017. Centrale il ruolo di un Sovrintendente Capo della Polizia di Stato ora in servizio al Reparto Mobile di Milano, prima al Commissariato “Comasina” di Milano: in cambio di opportune informazioni e adeguata copertura da parte di tre colleghi compiacenti del Commissariato (oggetto oggi di perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria) riceveva denaro, vari beni e stupefacenti che spacciava a sua volta. Il poliziotto è finito in manette questa mattina ed è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Le indagini sono nate dalle segnalazioni di due poliziotti in servizio presso il Commissariato “Comasina”, che avevano colto la “vicinanza” di alcuni colleghi a pregiudicati della zona, e in particolare al pregiudicato Laurence Rossi, arrestato dalla Squadra Mobile di Milano per traffico di stupefacenti nel 2017. Costui – spiega la Questura – inizialmente ha rivestito la funzione di fornitore di cocaina dei due gruppi criminali: quello di Comasina diretto da suo cognato Luca Saccomano e quello di Bruzzano gestito dal pregiudicato Cristofer Scirocco, nipote del noto Pepè Flachi. Rossi è successivamente entrato a far parte in maniera organica del sodalizio del cognato, partecipando agli utili delle vendite degli stupefacenti, occupandosi del mantenimento in carcere degli altri associati e reinvestendo i profitti delittuosi anche per mezzo di due imprenditori compiacenti e tramite la costituzione di una società immobiliare (I.L.P.E. Immobiliare Laurence Pablo Escobar) alla quale venivano fittiziamente intestati gli immobili a lui riconducibili. Infine, d’accordo con Saccomano, nell’estate del 2015 ha “venduto” la piazza al prezzo di 200.000 euro ad altri pregiudicati della zona che prima svolgevano la funzione di semplici membri dell’organizzazione.

 

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