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Scola celebra la Messa al Salone: “Milano sarà meticcia”

17 aprile 2016 Cronaca, Politica

Una manifestazione di “valore e significato a livello internazionale”, quella del Salone del Mobile, a cui anche la Chiesa ha deciso di partecipare con la Messa celebrata oggi dal cardinale e arcivescovo Angelo Scola che ha spiegato nella sua omelia la scelta della celebrazione eucaristica negli spazi della fiera di Rho. Il cardinale ha celebrato la liturgia nell’auditorium alla presenza tra gli altri di Silvio Berlusconi, arrivato in elicottero, e del capogruppo di Ap alla Camera dei deputati, Maurizio Lupi che hanno seguito in prima fila la celebrazione durante la quale il cardinale non ha mancato di richiamare il tema dei migranti e il contributo necessario di tutti. “Il lavoro – ha detto in apertura Scola – è una delle forme costitutive” della vita dell’uomo e “costituisce un caposaldo della vita quotidiana”. Quindi la scelta di portare il proprio messaggio “dentro un luogo così significativamente espressivo del lavoro umano significa interpretare tutto l’uomo, in tutte le componenti della sua vita”.
La liturgia di oggi, ha spiegato Scola, e’ incentrata “sul senso dell’amore”, “l’uomo e la donna non possono compiere niente di valido se non attraverso l’amore, una spinta fraterna di amicizia che sa valorizzare sempre l’altro lasciandolo essere se stesso senza piegarlo alla propria autorealizzazione e piegarlo al proprio godimento e trattandolo non come un mezzo ma come un fine”, ha detto l’arcivescovo ricordando che “ad amare bisogna imparare”, e questo soprattutto va rivolto alle giovani generazioni che fanno fatica anche perché “noi adulti non ci assumiamo questo importante compito”. Dopo aver ricordato quindi coloro che anche con il martirio hanno “insegnato ad amare”, Scola ha detto: “Il grande richiamo è che anche noi dobbiamo dare la nostra vita – auguriamoci non con il martirio del sangue, ma, certo, con quello del quotidiano –: ecco che, allora, il lavoro guadagna tutto il suo significato, così come il modo di affrontare la sofferenza e di costruire una società giusta. Il tempo e le dimensioni della vita ci sono date perché noi possiamo offrire noi stessi, compiendo in maniera piena l’esistenza e raggiungendo effettivamente la felicità. Al tempo nessuna vita resiste, se non la diamo noi, il tempo la ruba”.
Quindi Scola si è rivolto ai presenti sottolineando come questi concetti “valgono anche in questo contesto, per la vostra Associazione e per l’iniziativa che giustamente volete come ricerca del bello e di innovazione, perché l’arte del legno si sviluppi e sia generatrice di nuovi rapporti, di una società più umana e di amicizia civica. È abbastanza impressionate leggere lo spazio che date ai giovani e il peso che hanno alcune eventi, i “Fuorisalone”, che promuovete in connessione con questo appuntamento visitato da così tanti stranieri. L’invito è a proseguire su questa strada, a concepire tutto ciò sentendovi attori, quali siete, della nuova Milano metropoli, che è tale, non solo per quantità o per decisone legislativa, ma per capacità sostanziale di convogliare energie di uomini e di donne, storie e relazioni.
Manifestazioni come queste, se sono capaci concepirsi nella totalità dei fattori che creano una città – una polis veramente civica –, potranno dare il loro contributo nell’affronto dei tanti problemi che ci toccano”.
Il pensiero quindi “all’immigrazione a cui sarà bene prepararsi – ogni soggetto lo faccia al proprio livello –, e per cui il gesto emblematico del Santo Padre di ieri deve essere un richiamo continuo. È importante che la vostra realtà prosegua a occuparsi del futuro dei giovani e trovando le forme espressive più adeguate di un lavoro all’altezza dei nuovi tempi. Che sappia interferire, in termini adeguati e nel rispetto di tutti, con l’azione civica e con le Istituzioni politiche perché, mediante il gioco democratico, si possa costruire la Milano del futuro che sarà necessariamente meticcia. Non ci sono muri che tengono di fronte ai processi storici che non si possono impedire, ma al massimo orientare. Vi chiedo, di fronte alla bellezza e alla serietà del vostro lavoro, di assumervi tutto il ruolo che vi compete. Il problema del nostro tempo è la frammentazione che non valorizza l’unità e non tiene conto delle potenzialità: unità che, invece, è la sola che costruisce società buona. Milano ha bisogno di unità e lavoro comune”, ha concluso Scola.

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