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SCHIZOFRENIA, IN LOMBARDIA SOLO UN TERZO DI CHI NE SOFFRE IN CARICO A SERVIZI

11 ottobre 2016 Cronaca

“In Lombardia, con una popolazione di circa 9 milioni di abitanti, la prevalenza di schizofrenia è compresa tra 72.000 e 90.000 abitanti. In carico ai Servizi di Salute Mentale sono solo circa 30.000”. Sono i numeri forniti da Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) in occasione della presentazione oggi a Milano della ricerca “Addressing misconceptions in schizophrenia”, realizzata da Janssen su pazienti e caregiver, in occasione di un incontro che ha fatto il punto sulle attività del progetto TRIATHLON – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi.
La schizofrenia, è stato evidenziato oggi, compromette le prestazioni sociali di persone giovani, nel pieno della vita lavorativa e produttiva, alterando gli equilibri anche all’interno delle famiglie. La survey europea “Addressing misconceptions in schizophrenia” delinea la schizofrenia come una patologia cronica, con cui convivono per molti anni giovani nel pieno dell’età produttiva: l’85% dei pazienti italiani intervistati ha tra i 18 e i 50 anni. Anche i caregiver, per lo più familiari, sono persone giovani sulle quali gravano diversi compiti assistenziali, compreso quello di ricordare al paziente di assumere la terapia. Superare le criticità nel trattamento della psicosi e permettere un reale ritorno dei pazienti alla vita sono gli obiettivi delprogetto “TRIATHLON – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi” promosso da Janssen in partnership con le principali Società scientifiche in Psichiatria, le Associazioni di volontariato e la Federazione Italiana Triathlon. Il progetto ha già coinvolto i DSM in 15 Regioni italiane e inaugura oggi in Lombardia una nuova fase con il lancio delle iniziative per il reinserimento sociale e lavorativo del paziente.
Nel dettaglio, la metà (50%) dei pazienti italiani che hanno partecipato alla survey ha un’età compresa tra i 31 e i 50 anni, il 35% tra i 18 e i 30 anni; conseguentemente, anche i caregiver sono persone giovani nel pieno della loro vita (il 72% ha tra i 28 e i 50 anni), che si trovano a dover gestire da sole l’assistenza, i trattamenti e l’impatto della malattia schizofrenica sulle attività quotidiane del paziente. Dalla ricerca emerge che la preoccupazione maggiore dei caregiver riguarda proprio quest’ultimo aspetto: il 63% degli intervistati teme gli effetti “destabilizzanti” della malattia sul corso ordinario delle attività e si mostra preoccupato per il lavoro, lo studio, le attività sociali del paziente.
L’indagine sottolinea una volta di più l’importanza di intervenire “presto e bene”, obiettivo oggi possibile grazie all’approccio integrato di cura e all’evoluzione delle risorse farmacologiche. “I dati che emergono da questa indagine fanno capire quanto sia importante intervenire tempestivamente, oggi più che mai – commenta Mencatti –. Dati recenti ci dicono che questi pazienti arrivano nei DSM dopo un periodo medio di 7 anni: troppi, se consideriamo che in un periodo così lungo la malattia peggiora, con conseguenze sulle condizioni del paziente e sulla qualità di vita del paziente stesso e della sua famiglia. Inoltre, un intervento efficace dovrebbe essere coordinato e integrato tra le parti: solo così può portare a una reale riabilitazione e al reinserimento nella società”.

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