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San Vittore, libri e libertà: documentario su progetto biblioteche

11 marzo 2016 Cronaca

“Un viaggio dentro San Vittore”. Così Giovanni Giommi, regista di ‘Un momento di libertà’, ha definito il suo documentario presentato in anteprima oggi al Cinema Mexico di via Savona. Il film racconta il progetto ‘Biblioteche in rete a San Vittore’, nato nel febbraio 2014 e che oggi, proprio in occasione della proiezione del film, è stato rinnovato idealmente con la firma di una convenzione tra sette soggetti che hanno aderito all’iniziativa in questi 18 mesi: il Comune di Milano, il carcere di San Vittore, il Cpia ( centro provinciale per l’istruzione degli adulti) e le associazioni Gruppo carcere Mario Cuminetti, la casa della carità, la Caritas Ambrosiana e BiblioLavoro. Il progetto ha avuto diverse fasi: in primo luogo si è tentato di creare un catalogo unico per tutte le sette biblioteche di San Vittore e di adeguare le raccolte. Poi, un secondo momento, si è tentato di far vivere il patrimonio attraverso incontri, iniziative di promozione della lettura, laboratori, letture a voce alta e formazione dei detenuti che volevano diventare bibliotecari. Il fine ultimo era opporsi all’esclusione sociale della persona reclusa e contribuire al suo reinserimento sociale perché, come spiega una delle protagoniste del documentario, “la vita è vita anche se sono qua”. Il documentario segue un filo conduttore che è quello del gruppo di lettura che ha scelto come libro da trattare Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che, in modo emblematico, racconta di un mondo distopico in cui è proibito leggere o possedere libri. Il regista ha sfruttato questo e altri stralci di vita carceraria per spiegare l’importanza che la lettura può avere in funzione della rieducazione, che dovrebbe essere la finalità ultima della detenzione. “Nelle sette biblioteche di San Vittore – ricorda la direttrice della casa circondariale Gloria Manzelli – sono presenti 26mila voluti in 13 libri lingue diverse”. Il problema è che mancano i lettori. E allora, proprio in quest’ottica, il progetto che, con il riconoscimento delle sette istituzioni firmatarie, sta cercando adesso una strada per andare avanti e finanziarsi, rappresenta “un passo avanti per riconoscere San Vittore come quartiere, circoscrizione della città che ha diritto ad avere” gli stessi servizi che “l’amministrazione declina per il cittadino libero”. A dimostrare che questo lavoro non è inutile, ma anzi – come spiega una volontaria che da 11 anni frequenta il carcere – “ha già dato i suoi frutti”, ci sono le storie dei detenuti che vi hanno preso parte. Uno di loro, per esempio, ammette candidamente di “non aver mai letto un libro in 23 anni”, un altro spiega che, anche dopo che gli incontri si concludevano, continuavano le discussioni fra i detenuti. L’effetto è quello di creare un ponte tra quanto avviene fuori e il carcere che fa in modo che – come spiega l’assessore alla Cultura del comune Filippo Del Corno – “la sentenza
che al momento toglie loro la libertà non li escluda dalla società, ma permetta loro di ritornarci finito di scontare la pena”, anzi addirittura “porti la gente fuori prima che sia finita la pena”, preparandoli ad affrontare il mondo e le relazioni che lo sostanziano. Alla fine della proiezione, il regista del lavoro e autore di tutte le immagini in presa diretta ha spiegato che entrare a San Vittore “è stata una scoperta” perché “anche io vivevo di luoghi comuni e pregiudizi” che sono crollati nel constatare “quanti detenuti hanno un’abitudine alla lettura e una cultura molto grande”. “È stato un viaggio dentro l’animo umano – ha concluso – che mi ha lasciato delle amicizie che rimangono il valore più grande di questo documentario”.

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