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mercoledì 13 dicembre 2017 19:39:51
omnimilano

San Babila, lavoratori H&M in presidio
contro chiusura store e licenziamenti

10 giugno 2017 Cronaca, Lavoro/Sindacato

Sono un centinaio e vengono da tutti i negozi di Milano e Brescia. Si tratta dei dipendenti della multinazionale H&M che ha annunciato la chiusura di 4 store in Italia, di cui due proprio a Milano e due a Cremona e Mestre. La conseguenza sono 89 esuberi in tutta Italia, di cui 51 solo a Milano dove verranno chiusi il negozio di San Babila, il primo aperto da H&M in Italia 14 anni fa, e di Porta Venezia. Proprio davanti allo storico punto vendita alla fine di corso Vittorio Emanuele i lavoratori degli store milanesi si sono riuniti per un presidio organizzato dalla Filcams Cgil e dalla Uil Tucs. Tra bandiere, fischietti e slogan (“Vergogna”) protestano per chiedere “un tavolo serio di confronto che possa prevedere ricollocazioni accettabili e che preveda la possibilità di estendere la discussione per le ricollocazioni su tutta Milano, compresi gli store non coinvolti dagli esuberi, per capire se anche nei negozi non in chiusura ci sono persone che si vogliono candidare alla ricollocazione”. Infine, anche se i lavoratori puntano alla ricollocazione, al tavolo convocato con l’azienda per il prossimo 23 giugno si discuterà anche di “eventuali condizioni di uscita dignitose”. A spiegarlo è Gabriella Dearca della Uil Tucs, anche lei in strada con i lavoratori. Dopo il rifiuto da parte dell’azienda di ritirare la procedura, l’obiettivo resta quello di far diminuire gli esuberi anche perché il piano di ricollocazione comprende solo 59 posti, di cui solo 10 in negozi della Lombardia, nonostante siano 16 i punti vendita nella regione. A essere licenziati entro dicembre saranno in maggior parte lavoratori tra i 35 e i 40 che hanno contratti a tempo indeterminato. Questo è uno dei punti per il quale i dipendenti protestano, perché ritengono che la strategia dell’azienda sia quella di licenziare lavoratori con contratti più solidi per aumentare il numero di lavoratori a chiamata o con contratti a tempo determinato. Una convinzione corroborata dal fatto che, prima di chiudere i punti vendita di Porta Venezia e San Babila, l’azienda ne ha aperti due nelle immediate vicinanze (lo store a tre piani di fronte a quello di porta Venezia e quello in Duomo aperto da un paio di anni) senza cercare di riassorbire i lavoratori dei punti vendita in chiusura. Tra i lavoratori che da dicembre si troveranno disoccupati anche Patrizia Serru, impiegata come vetrinista nello store di Porta Venezia e che è stata tra le prime ad essere assunte 14 anni fa dall’azienda. “Io ho praticamente aperto lo store di San Babila – spiega – e ho contribuito a far diventare H&M il marchio che è oggi. Ci hanno spremuti come limoni. C’era sentore di chiusura, ma mai ci saremmo aspettati questo, si pensava all’apertura di un altro brand che ci riassorbisse”. I dipendenti, in protesta dalle 10, hanno provato a entrare nello store di San Babila con le loro bandiere e i loro volantini. Sono stati fermati dalla sicurezza del punto vendita e, senza fare resistenza, sono tornati fuori.

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