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SALUTE MENTALE, MESCAREM LA ‘CINE-FIABA’ REALIZZATA DA UTENTI E OPERATORI CENTRI

8 dicembre 2015 Politica

Lexotan e la strega Zyprexa, e una brigata di personaggi pescati dalle fiabe, Disney e non, dal Piccolo Principe a Cenerentola, senza trascurare tipi come Arlecchino, mescolati disordinatamente, causa malattia, ma che uniti costruiscono un nuovo equilibrio, grazie alla cura. E' ciò che “c'era una volta” nella speciale cine-fiaba “Mescarem. Il fiore sboccia solo sulla terra di mezzo”, inventata, costruita, sceneggiata e recitata da una ventina di utenti dei servizi di salute mentale di Milano, supportati dagli operatori (afferenti dalla Casa della Carità, da Aiutiamoli Onlus e da Cascina Verde Spes Onlus, con la preziosa collaborazione di Paolo Diliberto del GRAIT) del progetto Proviamoci Assieme. E infatti proprio “assieme” ci hanno lavorato, fianco a fianco, scena su scena, sperimentando lo strumento audiovisivo come tecnica creativa e proponendo la propria pellicola mercoledi scorso durante la serata “Chi è di scena stasera?” alla Palazzina Liberty.
Patrocinata e ospitata dal Consiglio di zona 4, l'iniziativa era organizzata da Città Visibile e da Proviamociassieme (promossi e finanziati dal Comune di Milano – Direzione Generale Politiche Sociali e Cultura della Salute, in convenzione con il dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’A.O. Fatebenefratelli), capofila di una collaborazione che vede coinvolti GRAIT, Gruppo Rari&20, Casa della Carità, Aiutiamoli Onlus e Cascina Verde Spes Onlus.
Rientrando nel regno della fiabe raccontato in Mescarem, diretto da regista Emanuela Costa, l'idea era di rappresentare la mente che si ammala e affronta varie prove fino ad arrivare a star meglio. “Operatori e utenti hanno lavorato assieme per cercare storie da narrare – spiega Costa – quest'anno abbiamo scelto un registro favolistico chiedendo a Michele Pietro Miotto, artista a 360 gradi e Esperto nel Supporto tra Pari, di aiutarci a scrivere un racconto che diventasse metafora della malattia”.
L'obiettivo è quello di sensibilizzare e raccontare quella e la “rinascita” quella, ma soprattutto di non permettere che un vissuto doloroso, difficile, ricco e denso di consapevolezza resti appiattito, intrappolato in stereotipi, convinzioni, cliché e pregiudizi. La pellicola, con la fantasia e la vivacità concentrate in una trama astuta e divertente, mai banale o naif, sbaraglia ogni aspettativa di banalità. Coinvolge e fa riflettere: chi non ha mai immaginato un volto per i propri mostri? Chi non ha osato, anche se mai confessato, sognare che il proprio personaggio delle fiabe preferito si materializzasse nella vita reale per mettere un po' d'ordine. O di caos, ma positivo?
Nella cine-fiaba c'è questo ed altro. L' “altro” è il contributo palpabile che ciascuna delle persone coinvolte ci ha messo. Chi da utente, chi da operatore, chi da sceneggiatore, chi da attore o tecnico luci o altri ruoli improvvisati. Il modus operandi ha perseguito l'obiettivo di “mantenere il contesto terapeutico agevolando la creazione di nuovi legami e rinnovare la fiducia nei confronti dei servizi. “L'atmosfera è stata spesso giocosa e leggera – ricorda Costa – senza mai perdere di vista che gli argomenti trattati necessitano di ascolto e delicatezza”. La soddisfazione più grande, per la regista è stata “sentire la costanza e la forza del gruppo che crede in un progetto e lo porta avanti con coraggio e dedizione” ma è impossibile scegliere il momento più emozionante. Costa cita quello delle storie condivise, “quando ciascuno svela cosa rappresenta la scarpetta di Cenerentola, o che essere guerriero rievoca un ricordo di quando da bambino si difendevano i più piccoli per senso di giustizia, o le discriminazioni patite”. Stare sul set, per Costa come per gli altri, ha significato ridere, sì, ma anche ascoltare, aprirsi, decidendo di cambiare una scena all'ultimo ascoltando il contributo di chi la sta recitando”.
Mescarem è stata la svolta “favolosa” del progetto video, quest'anno, e se i lavori precedenti erano stati “solo” divertenti, questo “è stato da molti giudicato commovente, emozionante, oltre che divertente. Ho pensato di sperimentare altri registri: non siamo una sola cosa, sappiamo essere divertenti, ….emozionanti, commoventi”. D'altronde se “il fiore sboccia solo sulla terra di mezzo”, come nel titolo, è normale che sia un continuo divenire: ora “chissà cos'altro riusciremo ad essere”.

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