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mercoledì 22 novembre 2017 17:32:08
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SALONE LIBRO, 10 CASE EDITRICI LASCIANO AIE: “MANCATA REALE CONSULTAZIONE SOCI”

28 luglio 2016 Politica

Dieci case editrici lasciano l'Aie, l'associazione editori, contestando la “cattiva gestione” della vicenda del Salone del Libro, con l'accordo annunciato ieri dall'Aie con Fiera Milano. Per add editore, Edizioni e/o, Iperborea, LiberAria Editrice, Lindau, Minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, SUR, 66thand2nd “il modo in cui è stato gestito l’affaire Salone del libro ha creato un forte malcontento da parte di molti editori soci – scrivono in una lettera al presidente Aie, Federico Motta in cui rassegnano le dimissioni -. Indipendentemente dal risultato (crediamo sia sbagliato voler contrapporre a una grande fiera italiana un evento concorrenziale laddove invece bisognerebbe moltiplicare, e non dividere, le occasioni di avvicinamento alla lettura, che è tra i fini statutari dell’associazione: quindi ben venga un’altra fiera ma perché in concorrenza e negli stessi giorni?), ciò che ci ha lasciato perplessi è il modo in cui la decisione è stata presa, senza una seria, reale e approfondita consultazione di tutti i soci.
Non ci riconosciamo – proseguono – né in questa scelta dell’associazione né tantomeno nella modalità di determinarla, non ci sentiamo insomma rappresentati da questa Associazione, pertanto diamo qui le nostre dimissioni dall’AIE con effetto immediato.
Ci auguriamo che, trattandosi di un’associazione che ha l’ambizione di rappresentare un’ampia parte del mercato editoriale italiano (il sito istituzionale parla del 90%: forse facendo riferimento ai fatturati e non certo alla reale pluralità dei soggetti operanti nel settore), ma il cui maldestro operato in questo frangente ha come primo effetto tangibile il venir meno di un numero consistente di soci e al tempo stesso il malcontento di altri soci che restano iscritti, la Presidenza dell’AIE voglia riconsiderare le sue posizioni e i suoi atteggiamenti, al fine di diventare davvero un soggetto rappresentativo, efficace e in cui tutti gli editori – pur con la naturale diversità, tema certo a noi molto caro – possano sentirsi ascoltati e riconoscersi”.

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