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Rom, indagine Caritas: 2.700 persone in 134 micro insediamenti spesso in zone a rischio

13 marzo 2018 Cronaca

Sono “134 gli insediamenti spontanei, con una popolazione complessiva di 2.700 persone”. Questo il dato principale che emerge dall’indagine svolta negli ultimi tre anni dagli operatori dell’unità mobile della Caritas Ambrosiana sulla popolazione Rom a Milano e nei territori più prossimi alla città, i cui dati sono stati presentati questa mattina nella sede di Via San Bernardino all’interno del convegno ‘In-visibili, la presenza dei Rom e degli insediamenti spontanei’. A presenziare i lavori, Luciano Gualzetti, Direttore della Caritas Ambrosiana, Patrizia Farina, docente di demografia all’Università Bicocca, e Anna Cavallari, membro degli operatori dell’Area Rom della Caritas.
“La nostra equipe Rom lavora da più di 20 anni – ha detto Gualzetti – e nel 2014 si è posta il problema di capire cosa stava succedendo, dal momento che c’erano insediamenti spontanei e quindi non concentrati in specifiche aree. Questo fenomeno ci ha permesso di affrontare la situazione della popolazione Rom, cercando di dare una rappresentazione coerente con la realtà, che non semplifichi”.
A presentare i dati è stata Paola Farina, docente di demografia della Bicocca, che ha sottolineato la presenza di insediamenti, per lo più costituiti da tende e baracche, che, nella metà dei casi, sono sorti nelle aree più nascoste e ad alto rischio ambientale (nei pressi di fiumi, ferrovie, autostrade), abitati anche da gruppi inferiori ai 15 individui e comunque quasi mai superiori ai 30. In linea generale si tratta di persone appartenenti alla stessa famiglia. Il loro essere numericamente ridotti e poco visibili, dice il rapporto della Caritas, fa sì che il 50% degli insediamenti più piccoli (con meno di 15 persone) non sia mai stato oggetto di sgombero tra il 2015 e il 2017. L’indagine descrive comunità che nel 70% dei casi non hanno accesso a servizi di base come elettricità, acqua e scarichi fognari e dove l’età media dei minori è di 6 anni e mezzo, con una frequenza scolastica del 64% per le scuole elementari. Percentuali che scendono drasticamente se si guarda al dato di scuole medie e superiori, mentre i numeri sono “drammaticamente alti” per quanto riguarda l’isolamento, ossia la mancanza di attività esterne al campo, dei giovani (il 63% non ha attività esterne). Tuttavia “i minori per strada vanno diminuendo” dice Anna Cavallari, operatrice dell’equipe Rom della Caritas, aggiungendo che “addirittura oggi esistono insediamenti senza minori, cosa piuttosto strana che si può spiegare in parte con quello che è stato definito come un fenomeno di pendolarismo dalla Romania. Mentre un’altra spiegazione potrebbe essere le conseguenze delle politiche di sgombero,che porta le madri Rom a temere di perdere i figli per l’azione dei servizi sociali”. Sulla base dei dati raccolti, la proposta della Caritas è di inserire i Rom nelle politiche abitative comuni previste per i soggetti più deboli, trattandoli alla stregua di qualsiasi altro migrante. “Sui Rom – ribadisce la Caritas – Milano ha finalmente abbandonato la retorica dell’emergenza. Gli interventi più seri del terzo settore dimostrano che un’integrazione è possibile. Servono progetti mirati e continuativi”.

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