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martedì 21 novembre 2017 17:01:27
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Rapporto ICity Rate 2017: Milano la città “più smart” d’Italia: parametri positivi, ma indietro su qualità aria e sicurezza

24 ottobre 2017 Cronaca, Economia, Politica

Il sindaco Sala dopo il vertice di Parigi: “Più coraggio contro lo smog, impegno su caldaie e diesel”
Milano si conferma per la quarta volta consecutiva città più ‘smart’ d’Italia, ma vede ridursi il distacco che la separa dalle altre a causa dell’introduzione tra i parametri dello studio di variabili ambientali che la vedono molto indietro. È quanto emerge da ICity Rate 2017, il rapporto annuale realizzato da Fpa, società del gruppo Digital 360, per fotografare la situazione delle città italiane nel loro percorso per diventare ‘smart’. Fpa ha preso in considerazione 15 dimensioni urbane stilando una classifica dei 106 capoluoghi di provincia sulla basse di indicatori come povertà, istruzione, aria e acqua, energia, crescita economica, occupazione, turismo e cultura, ricerca e innovazione, trasformazione digitale e trasparenza, mobilità sostenibile, rifiuti, verde pubblico, suolo e territorio, legalità e sicurezza, governance. Il capoluogo lombardo conferma il suo primato nel 20% dei parametri utilizzati: per esempio la produttività e l’imprenditorialità con 12,9 imprese ogni 100 abitanti contro una media nazionale di 8,9, l’offerta di trasporto pubblico locale con 16mila 218 posti a chilometro offerti per abitante contro una media nazionale di 2mila 391, la diffusione del bike sharing con 3,5 bici disponibili ogni mille abitanti contro una media di 0,5. Tuttavia, la città della madonnina è anche quella che ha risentito di più dell’introduzione di variabili ambientali nella ricerca: lo dimostra il fatto che il distacco che la separava da Bologna, che conquista il secondo gradino del podio, è passato dagli oltre 50 punti del 2016 ai meno di due del 2017 (599,1 il punteggio di Milano contro 597,4 di Bologna). Questo succede perché, mentre Milano si piazza al 97esimo posto per consumo di suolo e al 98esimo per la qualità dell’aria, il capoluogo emiliano vanta invece il primato nel campo della governance e dell’energia e in generale un buon equilibrio nei diversi ambiti che compongono la ‘città intelligente’. Un punto debole di Milano resta sempre la legalità e la sicurezza. Su questi temi si posizione in fondo alla classifica, all’83esimo posto. Nella top ten delle città più smart ci sono al terzo posto Firenze, poi Venezia, Trento, Bergamo, Torino, Ravenna, Parma, Modena, con uno scatto importante delle città emiliane e romagnole e di Roma che si piazza 17esima recuperando 4 posizioni. “La smart city del futuro deve essere anche sostenibile – spiega il direttore generale di Fpa Gianni Dominici – ma i risultati del rapporto evidenziano complessivamente un ritardo del sistema urbano italiano nei confronti degli obiettivi di sostenibilità che rischia di limitare l’attrattività e la vivibilità dei nostri centri urbani. I 106 co,uni capoluogo analizzati raccontano un’Italia delle città senza una politica coordinata e un quadro di riferimento condiviso per rispondere a grandi sfide come cambiamento climatico, povertà, mobilità sostenibile, consumo di suolo e sicurezza. Serve un coordinamento a tutti i livelli di governo con al centro la dimensione urbana, perché nelle città si addensano i problemi sociali ed economici ma si trovano anche le competenze e le risorse per risolverli”, conclude. Per l’assessore al Commercio Cristina Tajani “la questione ambientale è all’ordine del giorno e l’obiettivo su cui lavoreremo è la riqualificazione energetica di alcuni edifici”. Si tratta del progetto sharing cities finanziato con 9 milioni di euro dalla commissione europea e che prevede la riqualificazione energetica di alcuni edifici comunali e privati in zona Porta Romana. I cantieri sono partiti quest’estate e si tratta “di un piccolo test da allargare ad altri punti della città, chiude Tajani.

SALA: “CONTRO LO SMOG PIÙ CORAGGIO, IMPEGNO SU CALDAIE E DIESEL” – “Sul tema dell’inquinamento dobbiamo essere più coraggiosi. Sono scattate le misure di secondo livello a Milano e vedremo come andrà nei prossimi giorni, è chiaro che sono misure necessarie ma non risolutive”. Così il sindaco Giuseppe Sala torna a parlare di smog a margine degli stati generali della città metropolitana. Di ritorno dalla riunione del network C40 a Parigi, Sala ha ribadito che “le cose importanti da fare sono due. La prima riguarda il nuovo governo che dovrà impegnarsi a finanziare il cambiamento delle caldaie. Lo fa già, ma le detrazioni non funzionano perché la gente non le usa: meglio la metà del valore, ma dato subito. La seconda cosa riguarda i diesel: non voglio fare una crociata, ma quelli di non ultimissima generazione sono molto inquinanti. Su questo la città più avanti è Londra, ma è partita molto tempo fa, da ieri per entrare nel centro città di spendono 21 Pound. Per noi questo è totalmente irrealistico ma dobbiamo andare avanti sulla strada che abbiamo già definito. Con emissioni zero al 2030 intendiamo la possibilità in futuro di fare accedere al centro città solo le auto non a carbone, non fossile. Io penso che i milanesi risponderebbero ad un appello di questo tipo, in un periodo di 13 anni il percorso avrebbe senso. Anche Bike sharing e car sharing vanno in questa direzione e possono aiutare”.

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