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RABBIA NOIR

5 maggio 2016 Cultura, libri

Trasuda di rabbia e racconta di una Milano con un anomalo vento impossibile da non notare: non poteva che intitolarsi così, “Di rabbia e di vento”, il romanzo di Alessandro Robecchi che le edizioni Sellerio regalano ai milanesi e ai non milanesi. Lo consegnano assieme all’autore, nelle mani dei lettori, lasciando a ciascuno la possibilitá di esplorarne gli aspetti che preferisce. O di girovagare senza meta nella storia. Quella di Carlo Monterossi, il detective per caso, e per rabbia, in una Milano opulenta e nera di cui conosce il cuore. Il cuore nero, il cuore noir, ma anche quello di chi sa badare più ai buoni sentimenti della moglie anonima di un poliziotto che alla telediva fintamente euforica e veramente egoista. L’intreccio “giallo” gioca con i cadaveri di un concessionario di macchine di lusso freddato nel suo salone, di una escort, Anna, torturata e uccisa crudelmente nel suo appartamento/studio del ricco centro. E poi c’è il terzo morto, “stagionato”, ma ben convinto a tornare in vita per riprendersi un tesoro.
Monterossi condivide le indagini con poliziotti e compagni di mistero ma le porta avanti in modo unico, con la forza e la passione di chi è arrabbiato. Con Anna, prima della morte della donna, c’era stato un momento di confidenza, di quelli che ci si concede solo con chi non è un amico duraturo bensì l’incontro quasi surreale di una sera. La morte della bella è l’occasione per arrabbiarsi e dare voce non solo a quelle come lei, ma anche allo straniero fedele e amico, onesto e rispettoso e ad altre figure che, vividamente descritte, brillano a Milano in modo inaspettato. In un contesto dove sembra contare l’apparire, Robecchi sa dar voce e vita a questi personaggi dimostrando a fatti e non a parole, che sono più meritevoli di attenzione di chi è tutti giorni sotto i riflettori. La telediva, il manager, il politico.
Intanto il vento soffia e sembra spingere Monterossi nei tratti più difficili delle sue indagini in cui è trainato già dalla forte rabbia. Un sentimento legato al senso di responsabilità, verso Anna, per darle giustizia, e verità.
Almeno con il romanzo, Robecchi lo ha fatto, Lasciando che la donna conquistasse con tenerezza il detective arrabbiato e anche due poliziotti. E i lettori, con l’unica arma: una scrittura affilata di sarcasmo e ironia, mai grossolana e pedante. Robecchi, giornalista, già direttore dei programmi di radio popolare e autore di altri due libri, non ha evitato gli stereotipi milanesi per non correre il rischio di soccombere, li ha affrontati armato di rabbia e di vento. Ha vinto e ha pubblicato un romanzo che più che mai sa raccontare la città, quella che gli stereotipi li supera.

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