"/>
mercoledì 13 dicembre 2017 10:28:10
omnimilano

POVERTÀ, GUALZETTI (CARITAS): MILANO NON DIVENTI UN GIGANTE CON PIEDI D’ARGILLA

20 novembre 2017 Cronaca, Politica
«Milano non diventi un gigante con i piedi di argilla, capace di affrontare le sfide internazionali ma lontana dalle periferie: colga piuttosto questo momento favorevole come l’opportunità storica di fare comunità». Lo ha detto Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, presentando questa mattina i dati del XVI Rapporto delle povertà nella diocesi di Milano. Commentando i dati coi giornalisti, il direttore ha sottolineato che: «Oggi una persona su due non riesce a uscire dalla povertà e quindi è costretta a chiedere un aiuto ai centri di ascolto per più anni di seguito, mentre prima della crisi nel 2008 era uno su tre. Costoro chiedono integrazione al reddito e aiuti alimentari. È una situazione sempre più grave che ha colpito in modo particolare molti italiani, pensionati e anche giovani. Pare che i più fragili siano proprio i nostri connazionali». «La cronicizzazione – ha sottolineato Gualzetti – è un segnale di allarme che denuncia l’inadeguatezza delle politiche sociali che i pochi o i tanti soldi a disposizione li spende male e non attiva percorsi di efficaci di accompagnamento fuori dalla povertà. Vedremo se la situazione cambierà il prossimo anno con l’erogazione del Reddito di inclusione. Certo è che dobbiamo fare tutti squadra: non solo il privato sociale e il pubblico, ma anche gli imprenditori che devono essere richiamati alle loro responsabilità». «La Caritas fa un grande lavoro di resilienza, ma lo fa sempre di più in solitudine», ha detto Aldo Bonomi, commentando i risultati dell’indagine sui centri di ascolto che Caritas Ambrosiana gli ha affidato e che è pubblicata nella seconda parte del Rapporto. «Questa comunità di cura – ha spiegato il sociologo riferendosi alla rete dei centri di ascolto della Caritas – resiste, è presente capillarmente sul territorio e sta reggendo l’urto delle crisi ma non riesce a contaminare due grandi soggetti: le istituzione, da una parte, che non sempre sono in grado di dare risposte per la crisi del welfare che stiamo attraversando e, dall’altra, la comunità del rancore fomentata dagli imprenditori politici della paura. Il nodo è allora: stare sul fronte dei bisogni, ma anche prendere per mano gli impauriti, quelli che ci chiedono di non diventare razzisti».

Condividi questo articolo