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Politecnico, studenti design realizzano una collezione di moda per lo spazio

25 maggio 2016 Cronaca

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha invitato la Scuola del Design del Politecnico di Milano, insieme ad altre quattro scuole del design europee, a progettare una capsule collection con materiali e tecnologie innovative derivanti dalla ricerca spaziale che sarà presentata oggi durante un evento speciale al Museo della Scienza di Londra.
Il progetto è stato sviluppato dalla professoressa Annalisa Dominoni del Politecnico insieme ai suoi studenti durante il Master in Fashion Design ed è continuato come attività di ricerca grazie al supporto di ESA Technology Transfer Program (TTP) insieme ai suoi sponsors tecnici, D’Appolonia ed Extreme Materials, per l’integrazione di materiali e tecnologie nei capi, e ai laboratori del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, in particolare il Lab Moda per la consulenza e la realizzazione dei modelli e prototipi, e Immagine Lab, per la documentazione foto/video di tutte le fasi del progetto.
“Questa iniziativa – spiega Dominoni – è la prima apertura dell’Agenzia Spaziale Europea a un pubblico più vasto (non solo ricercatori e scienziati) per comunicare attraverso il linguaggio della moda l’importanza della ricerca scientifica svolta in orbita e le sue ricadute nella vita di tutti i giorni. L’immaginario spaziale offre scenari fantastici di sperimentazione che possono essere trasformati e reinterpretati dal linguaggio della moda, così apparentemente distante dal mondo scientifico che ruota intorno allo spazio, per esempio trovando nuove applicazioni di tecnologie per capi di abbigliamento che possano migliorare il comfort delle persone che li indossano. Il sistema moda ha un ruolo importante in questo processo di spin-off, perché è catalizzatore di tendenze, stili di vita e comportamenti, e allo stesso tempo è aperto all’uso di nuovi materiali, tessuti intelligenti e wearables.
Couture in Orbit – continua Annalisa Dominoni – è anche un’occasione per riflettere sul ruolo della tecnologia in relazione alla moda che sempre di più considera l’innovazione un valore da integrare nei propri processi di produzione, soprattutto se di matrice sartoriale. Chiedersi come l’innovazione tecnologica possa influenzare i comportamenti e le performances delle persone, e come potremmo diventare più consapevoli di questo processo di trasformazione è compito del design, ed è caratteristica della nostra Scuola del Design creare per i nostri studenti occasioni importanti di ricerca e confronto con il mondo reale, come questo prestigioso progetto con l’Agenzia Spaziale Europea.”
I 3 progetti vincitori 23,44° Therapy Garment, Tourist in Space e Food Keeper sono stati selezionati da una giuria composta dalla Prof.ssa Annalisa Dominoni, che ha seguito gli studenti dalle prime idee fino alla realizzazione dei prototipi, e dai responsabili del progetto dell’Agenzia Spaziale Europea, che si sono dichiarati molto soddisfatti dei risultati. Il gruppo di ricerca che ha creato la capsule collection è internazionale, fatto di studenti provenienti Inghilterra, Brasile, Francia, Argentina, Serbia, Colombia e Italia. Tutti condividono e si scambiano culture, modi di vivere e pensare differenti, arricchendo la qualità dei progetti.
La collezione si ispira all’ambiente confinato e in microgravità che vivono gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e ha considerato le loro attività in orbita e le relazioni con gli oggetti, che senza peso generano nuovi comportamenti e gesti.
I materiali sono riflettenti e molto leggeri, fatti di multistrato di puro alluminio alternato a reti bianche simili a garze (ma molto più resistenti) che sono utilizzati per realizzare i satelliti. I colori lunari dei bianchi e degli argenti si alternano a stampe coloratissime ispirate alle immagini della terra, grazie alla rete satellitare che, a secondo della scala dimensionale, cambiano pattern e assumono configurazioni sia geometriche che organiche.
Sono state scelte tecnologie sviluppate dal sistema di trasferimento tecnologico ESA Technology Transfer Program (TTP), come la Cooling Technology utilizzata per mantenere la temperatura costante nelle tute degli astronauti, e successivamente scelta come spin-off dalla McLaren per le tute dei meccanici.
Si è anche cercato di immaginare nuovi usi di tecnologie spaziali che non hanno ancora applicazioni diverse dall’originale, come alcuni brevetti di antenne, ma che potrebbero nel breve periodo diventare molto interessanti se stampate con inchiostro conduttivo direttamente su tessuto per trasmettere e ricevere segnali.
L’attenzione agli aspetti tecnologici non ha distolto dall’obiettivo di concentrarsi anche sulle qualità estetiche integrando innovazione e bellezza.

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