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domenica 22 luglio 2018 22:27:20
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“Impressionismo e avanguardie” a palazzo Reale, 50 capolavori dal Philadelphia Museum of Art

7 marzo 2018 Cronaca, Cultura

Dall’8 marzo al 2 settembre 2018, nelle sale di Palazzo Reale a Milano, apre al pubblico “Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art”, una selezione di 50 capolavori provenienti da uno dei più importanti e storici musei americani, un’occasione unica per ammirare opere dei più grandi pittori a cavallo tra Ottocento e Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica, in un allestimento studiato per valorizzare ogni singola opera. Philadelphia è stata la capitale del collezionismo d’arte dalla metà dell’Ottocento e l’esposizione, spiega una nota, vuole essere il racconto di una storia che ha visto protagonista il suo museo e i collezionisti che hanno contribuito al suo arricchimento. La mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira e si inserisce nella linea espositiva, inaugurata nel 2015, “Musei del mondo a Palazzo Reale”, che ospita ogni anno una selezione delle più importanti collezioni museali di tutto il mondo, non sempre non sempre facilmente accessibili e quindi spesso poco note al grande pubblico. Opere di artisti celeberrimi come Pierre Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir fino alle sperimentazioni di Georges Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henri Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, Pablo Picasso, passando per il surrealismo di Salvador Dalí e Joan Mirò. A questi si aggiungono i lavori di tre grandi artiste: Mary Cassatt, Marie Laurencin, Berthe Morisot. “Questo nuovo capitolo del progetto pluriennale ‘Musei dal mondo a Palazzo Reale’ – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – permette ai visitatori di ammirare cinquanta capolavori mai visti in Italia e realizzati da artisti che hanno rivoluzionato il linguaggio pittorico nel loro tempo: una selezione della prestigiosa e ricca collezione di arte di fine Ottocento e della prima metà del Novecento custodita dal Museo americano” Per la mostra milanese sono state infatti scelte cinquanta opere, in un percorso affascinante: troviamo i luminosi paesaggi di Monet con, tra gli altri, Il sentiero riparato (1873) e Il ponte giapponese (1895), di Sisley con Le rive del Loing (1885), di Pissarro con Paesaggio (frutteto) (1892), di Cézanne con Le Quartier du Four, à Auvers-sur-Oise (ca.1873) e Paesaggio invernale, Giverny(1894), di de Vlaminck con La Senna a Chatou (ca.1908), di Soutine con Paesaggio, Chemin des Caucours, Cagnes-sur-Mer(ca.1924), di Dufy con Finestra sulla Promenade des Anglais, Nizza (1938). E imperdibili scene cittadine come I grands Boulevards(1875) di Renoir e Place du Tertre a Montmartre (ca.1912) di Utrillo. Sfilano poi magnifici ritratti come Ritratto di Isabelle Lemonnier (ca.1877) di Manet, Donna con collana di perle in un palchetto(1879) di Mary Cassatt, Ritratto di bambina (1894) di Berthe Morisot, Ragazza con gorgiera rossa (ca.1896), Ragazza che fa il merletto (ca.1906) e Bagnante (ca.1917-1918) di Renoir, Ritratto di Madame Cézanne (1885-1887) di Cézanne, Ritratto di Madame Augustine Roulin e la piccola Marcelle (1888) e Ritratto di Camille Roulin (1888) di van Gogh, Nudo femminile seduto (1908-1909),Uomo con violino (1911-1912), Donna e bambine (1961) di Picasso, L’ora del tè (donna col cucchiaio) (1911) di Metzinger, Uomo al balcone (ritratto del dottor Théo Morinaud) (1912) di Gleizes, Omaggio a Maillol (1917) di Bonnard, Donna seduta in poltrona (1920) di Matisse. E ancora indimenticabili composizioni di frutta e fiori come Natura morta con rose centifolia in un cestino (1886) di Gauguin,Natura morta con mazzo di margherite (1885) di van Gogh, Cesta di pesci (ca.1910) e Natura morta con piatto di frutta (1936) di Braque, Natura morta sul tavolo (1925) di Matisse. E sculture come L’atleta (1901-1904) di Rodin visivamente legata al Pensatore, che ritrae Samuel S. White III, tra i maggiori donatori del Museo, l’enigmatico Il giullare (1905) di Picasso, la bellissima scultura in pietra Il Bacio (1916) di Brancusi. E ancora, opere come Marina in Olanda (1872) di Manet, La classe di danza (ca.1880) di Degas, Una sera di carnevale (1886) di Rousseau, Cerchi in un cerchio (1923) di Kandinsky, Carnevale al villaggio (1926) di Klee, Simbolo agnostico (1932) di Dalí, Pierrot con rosa (ca.1936) di Rouault, Nella notte (1943) di Chagall. Fondata nel 1681, Philadelphia si considerava sempre la prima e la più bella delle città degli Stati Uniti e nell’Ottocento era la più grande città nordamericana, i suoi commercianti facevano fortuna nel commercio, nelle navi a vapore, nelle ferrovie, nelle banche e abbellirono la città, gareggiando per renderla la capitale culturale dell’America. La prima Fiera mondiale ufficiale negli Stati Uniti fu tenuta proprio a Philadelphia nel 1876 e fu visitata da più di 10 milioni di persone (il 20% della nazione), contribuendo a stimolare i ricchi americani a viaggiare in Europa, dove l’arte era in cima alla lista della spesa. Ne è nato il Philadelphia Museum of Art, che ha aperto l’anno successivo, e possiede oggi una collezione di oltre 240.000 opere rappresentative di oltre duemila anni di produzione artistica. Lo sviluppo del museo si deve a Fiske Kimball, direttore per trent’anni dal 1925, che dotò il museo di arredi originali di vari paesi e epoche, convinto di voler offrire ai visitatori un’esperienza vivida della storia di ogni forma d’arte. Un susseguirsi pressoché continuo di donazioni da parte di imprenditori illuminati e appassionati collezionisti ha arricchito negli anni il museo, che ora possiede opere d’arte di ogni epoca e tipologia: dalle terrecotte e sculture giapponesi e cinesi a miniature, xilografie e sculture asiatiche, dai dipinti antichi, disegni e stampe italiani a una collezione di armi e armature, da oggetti di argento e porcellana a opere d’arte e design contemporanei, compresa una collezione di fotografia che consta di trentamila stampe in bianco e nero e a colori. Le collezioni d’arte moderna e impressionista – ci raccontano Jennifer Thompson e Matthew Affron, conservatori del museo e curatori della mostra – sono uno dei fiori all’occhiello del Philadelphia Museum of Art. La loro peculiarità consiste nell’essere tutte il frutto di donazioni, non solo di singole opere, ma di intere eccezionali raccolte caratterizzate dalla forte personalità dei collezionisti. Gli americani infatti, ma in particolare gli abitanti di Philadelphia, sono stati tra i primi collezionisti dell’impressionismo.

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