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martedì 22 agosto 2017 09:04:50
omnimilano

PACE E GUERRA TRA LA BRIANZA E I BALCANI

4 marzo 2016 libri

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Finale aperto, possibilità infinite come il cielo per il romanzo “Le stelle di Srebrenica” di Daniela Quadri. Le ultime righe introducono un cadavere non identificato presso il Molino del Cantone nel Parco Reale di Monza. Così non si svela nulla della trama, non di questo libro, forse del prossimo, “è un espediente voluto” spiega infatti l’autrice che ha tutta l’intenzione di regalare presto ai suoi lettori un seguito alle avventure investigative di Marta Valtorta e Tony Nardone, i due protagonisti del libro da poco pubblicato per le liguri edizioni Leucotea.

Lei giornalista freelance tra i 30 e i 40 anni residente in Brianza, una tipa “tosta”. Lui carabiniere ironico e autoironico, tenace e determinato, “tosto” anche lui. Vanno d’accordo, quasi stranamente, ma nelle pagine di Quadri sì, e in modo molto naturale come naturali, vive, reali e appassionanti sono le esistenze e le relazioni con cui ha costruito il romanzo. Umano, lo definirei, infatti lei stessa sostiene che “il motore, più o meno consapevole, delle azioni dei miei personaggi e una continua lotta tra il Bene e il Male senza tempo, luogo, razza o religione, che nasce e finirà con l’essere umano”, sempre al centro.

In cosa si distingue questo romanzo dai precedenti? Pur essendo il terzo, dal punto di vista della trama e della struttura narrativa lo considero il mio primo. Finalmente ho potuto creare, oltre ai protagonisti, anche molti altri personaggi dando loro uno spessore psicologico e dei tratti peculiari ben marcati. E ho sviluppato un intreccio su più livelli, portando avanti contemporaneamente tematiche diverse e variando gli stili narrativi. Una bella sfida: come tessere un tappeto usando più fili, ma sono soddisfatta del disegno finale.

Gli altri precedenti ? Spicchi di Cuore (0111 Edizioni 2011), ispirato alle chat parla di 9 amiche 40enni tra paura dell’AIDS, divario anagrafico ed etnico nella coppia, infertilità, relazioni fallimentari, separazioni e divorzi. Istantanee di un destino (0111 Edizioni 2013) narra la crisi Miranda, capo-redattore in carriera di una rivista patinata, che, arrivata ai 50 anni decide di dare un taglio netto con la sua vita.

C’è un fil rouge tra i tre? L’attenzione all’universo femminile. Anche ne Le stelle di Srebrenica è la donna in tutte le sue sfaccettature, madre, figlia, giovane, anziana, vittima o combattente, la vera protagonista del romanzo.

Come mai ci porti anche nell’ex Jugoslavia? Ho preso spunto dalla storia di una persona a me vicina originaria del Kosovo, che è riuscita a lasciarsi alle spalle l’inferno dei Balcani e ad integrarsi perfettamente nel suo nuovo paese, l’Italia. Ho scelto la guerra della Bosnia-Erzegovina, perché storicamente, geograficamente e cronologicamente molto vicina a noi e piena di atrocità, dve le donne sono state usate come mezzo di sterminio di un’intera etnia e dopo la quale lo stupro di massa è stato riconosciuto come crimine di guerra, contro l’umanità.

Come ti sei documentata? Con testi e documenti scritti da giornalisti internazionali, verdetti del Tribunale dell’Aja e dell’ONU, dichiarazioni di associazioni di donne e madri bosniache. Ho fatto un lavoro simile anche per Gustavo, il soldato italiano inviato sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale, anche se devo ammettere che lui mi ha letteralmente tolto la penna di mano. Mi sono lasciata prendere emotivamente dalla storia del mio nonno paterno, ragazzo del ’98 mandato a combattere a soli diciassette anni in trincea sul Carso nella prima guerra mondiale.

Tra i personaggi c’è Nadia, una ragazzina down. Che problemi di “delicatezza” nel parlarne? Mi sono trovata a chiedermi cosa significa “diverso” per me. Diverso è semplicemente tutto ciò che è altro da me. Ci sono tanti modi e motivi di diversità, Nadia ha cromosoma in più ma è “perfetta così com’è”, come pensa sua madre Elma. Nadia le insegnerà a “riconoscere ciò che è vero, sano e buono”. Non penso che le persone down debbano essere trattate con una “delicatezza” particolare ma essere accolte per quello che sono e che possono dare.

Che feedback hai ricevuto in merito? Nadia ha suscitato molta tenerezza e complicità, spero che esca dalle pagine del libro, per diventare una bambina vera, che ognuno di noi può incontrare, conoscere ed amare. Tutto può servire a cambiare la prospettiva con cui si osservano le cose.

Quanto ti lega al personaggio di Marta? Mi assomiglia molto per la curiosità congenita, il desiderio di capire e scoprire quello che succede intorno a noi. Siamo rimaste fanciulle dentro e affrontiamo la vita a furia di “perché?”, o più prosaicamente come direbbe Tony Nardone, siamo solo delle gran rompipalle.

La storia è ambientata in Brianza, in parte a Monza. Che immagine ne emerge? Sono monzese, una brianzola doc. La Brianza per me è un luogo dell’anima e credo emerga chiaramente. Nel romanzo ci sono spesso luoghi che non esistono più, legati al passato e all’infanzia dei protagonisti in cui ho voluto cristallizzare certi sentimenti ed emozioni che io stessa ho vissuto: il senso di appartenenza e di orgoglio per la mia città.

E come la mettiamo con la “mentalitá brianzola”? I brianzoli sono famosi per lavorare e basta, per essere schivi e portati all’understatement, a differenza dai cugini bauscia milanesi che per il Parco e la Villa Reale si vanterebbero smisuratamente. I brianzoli no, quasi non ne parlano per timore di essere invidiati. Sono anche molto tradizionalisti e poco propensi alle novità. Brutte bestie insomma! Però, fatta breccia in queste teste dure, si scopre generosità e voglia di fare in modo pratico e concreto.

C’è molta solidarietà tra donne nel tuo libro. Una utopia?  Tra le donne del mio romanzo c’è una rete di solidarietà costruita sugli affetti, l’amicizia, la comprensione, la condivisione, ma anche sul dolore, le perdite, la morte. Credo sia così anche nella realtà. Nella competizione le donne, generalmente, sono molto più individualiste degli uomini che invece sanno fare squadra, ma quando si tratta di affrontare situazioni critiche, ecco che le donne sono insuperabili. Tirano fuori il meglio di sé, si compattano e fanno quadrato.

Torniamo a te: oltre a fare quadrato, cosa fai nella vita oltre a scrivere e quando scrivi? Lavoro come marketing specialist in una multinazionale del settore Oil&Gas dove mi occupo di numeri e reports e do sfogo alla mia vena creativa nella scrittura. Scrivo la sera quando la casa è silenziosa o nel fine settimana, tra una coda al supermercato e mille altre faccende da sbrigare. Scrivere mi ha riempito la vita, è il modo in cui riesco meglio a mettere a fuoco quello che provo, a rendere più chiare e tollerabili le mie emozioni.

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