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lunedì 11 dicembre 2017 16:32:40
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‘Ndrangheta, 33 fermi fra Calabria e Lombardia: affari cosca in mercato ortofrutticolo

26 gennaio 2017 Cronaca

E’ in corso dalle prime ore di questa mattina l’esecuzione di un provvedimento di fermo, emesso dalla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli, indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio ed altri reati, aggravati dalle finalità mafiose. L’intervento, comunica in una nota la Dia di Reggio Calabria, ha interessato la Calabria, la Lombardia e la Basilicata, e ha previsto la contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 40 milioni di euro.
L’indagine ha accertato la peculiare strutturazione dell’organizzazione, imperniata su una base operativa nella piana di Gioia Tauro e su un’emanazione economico-imprenditoriale attiva a Milano, controllate dal principale esponente della cosca, Antonio Piromalli, classe ‘72 (figlio di uno degli esponenti storici, Giuseppe Piromalli, classe ’45), da molti anni residente nel capoluogo lombardo. Tra i settori coltivati da Antonio Piromalli, per il tramite della società di riferimento “P&p foods srl”, è risultato l’esportazione di prodotti ortofrutticoli verso i mercati del nord Italia, controllando le aziende “Ortopiazzola srl” e la “Polignanese s.r.l.”, (sottoposte a sequestro) inserite nel mercato ortofrutticolo milanese, a cui assicurava, per il tramite del consorzio “Copam” di Varapodio (Rc), la fornitura dei prodotti, garantendo, con le note tecniche di intimidazione, prezzi di acquisto concorrenziali e il buon esito delle operazioni commerciali. “Gli interessi illeciti nel settore agroalimentare con l’infiltrazione nel mercato ortofrutticolo di Milano e la rete di distribuzione di prodotti oleari negli Usa facente capo ad un imprenditore italoamericano organico alla cosca Piromalli – commenta la Coldiretti – sono la punta di un iceberg del business della criminalità organizzata nell’agroalimentare che vale 16 miliardi all’anno. La malavita si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. Gli aspetti patologici dell’indotto agroalimentare, come la lievitazione dei prezzi di frutta e verdura nella filiera che va dal produttore al consumatore, sono – continua la Coldiretti – la conseguenza non solo dell’effetto dei monopoli, ma anche delle distorsioni e speculazioni dovute alle infiltrazioni della malavita nelle attività di intermediazione dai mercati ortofrutticoli ai trasporti. L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche per effetto del controllo monopolistico dei mercati operato dalla malavita in certe realtà territoriali. Gli interessi criminali – precisa la Coldiretti – sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l’ambiente e la salute”.

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