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Muba, per 8 mesi ‘Vietato non toccare’: la mostra-gioco sul metodo Munari

6 marzo 2016 Cronaca

“Vietato non toccare”, ma soprattutto, vietato uscire senza voglia di sperimentare quanto visto e vissuto “curiosando” per il mondo come appena fatto nei locali del MUBA. Con queste indicazioni postume Bruno Munari, “non solo attuale, ma attualissimo”, è tornato per ben 8 mesi alla Rotonda di via Besana. Fino al 15 settembre nel museo che Milano dedica ai bambini, ma aperto a tutti, la mostra “Vietato non toccare” nata dalla sinergia tra l’Associazione Bruno Munari e il MUBA, propone un momento di azione e riflessione sul potenziale creativo dei bambini ispirato alla figura del maestro, attorno a cui si sta aggregando molta attenzione. “L’interesse si focalizza su un approccio metodologico attivo che vede il bambino come protagonista del suo apprendimento – ha spiegato la presidente dell’Associazione Bruno Munari Silvana Sperati – Grande importanza viene dedicata al processo che sostiene l’apprendimento della persona. C’è un grande bisogno di ‘imparare ad imparare’, oggi”.
VNT_3_ph_ElenaValdreIl percorso all’interno della mostra-gioco punta tutto sulla scoperta, la meraviglia, l’esperienza tattile e visiva, la sperimentazione e il fare e si fa in quattro: Le Scatole della Meraviglia, Toccare con gli occhi e vedere con le mani, il gioco Più e Meno, il Prato dei Prelibri. E’ disponibile anche in inglese e accontenta tutti, andando oltre a quel che potrebbe essere già un gradevolissimo ammirare oggetti e opere dell’artista. Titolo e sottotitolo, “Vietato non toccare. Bambini a contatto con Bruno Munari”, lo fanno intuire: l’obiettivo è creare in città occasioni di approfondimento di alcune sue intuizioni, quelle alla base del Metodo Munari, ad esempio, a cui sono ispirati i laboratori che accompagnano la mostra fino a settembre, per bambini dai 6 ai 13 anni. E anche gli incontri di formazione per chi, anagraficamente non più bambino, ne conserva l’animo, trovando a relazionarsi con 2-6enni o ragazzini under12. Educatore, genitore, maestro che sia.
Dal MUBA, “il bambino piccolissimo esce più curioso, con la voglia di continuare, fare e sperimentare, con una maggiore sensibilità” ha raccontato Sperati, spiegando che per le primarie e i più grandi la mostra è soprattutto un laboratorio per educare il pensiero progettuale creativo e sperimentazione, fare esperienze, riscoprirne di già vissute in chiave meno banale. In chiave Munari. Simile è l’obiettivo per gli adulti, scalato per età e professioni, ma sempre originale e pragmatico, per insegnare a chi insegna, da genitore, insegnante, educatore o da operatore culturale.VNT_7_ph_ElenaValdre
L’eredità che “Vietato non toccare” vuole lasciare alla città è “un fil rouge tra l’Associazione Bruno Munari, le scuole e gli insegnanti, perché diventino e restino capaci di trasmettere ai più piccoli la voglia, il gusto e il bisogno di tornare a sperimentare. Perché ritrovino la voglia di proporre spazi dove il bambino, attraverso la propria azione, possa assumere informazioni. Su questo gli allestimenti offrono suggestioni molto chiare”: vietato, quindi, uscire senza idee da realizzare in classe, o a casa.
Con questa missione educatrice Munari torna nella Milano del dopo Expo, che, Expo o meno, è stata “la città cui maggiormente ha profuso il suo impegno, non solo come partecipazione alla vita pubblica e culturale, ma anche come accoglienza e ospitalità di persone, di giovani” ha ricordato la presidente di ABM. “È stato un operatore culturale a tutto tondo, ha profondamente amato Milano, sosteneva che alcune cose possono succedere qui perché è Milano. Era molto affascinato dal dinamismo e dall’apertura internazionale della città. E questo suo amore era ed è tuttora ricambiato dalla città e dai suoi cittadini”. Cittadini milanesi “doc” ma anche no, perché “Vietato non toccare” offre “una accoglienza a 360° da parte di operatori formati e qualificati, che possono esprimersi anche in inglese”. Integrazione culturale, quindi, ma anche e soprattutto familiare perché varcare le porte del MUBA per andare “dal maestro Bruno” è “un momento di sperimentazione del genitore accanto al bambino, un momento e uno spazio in cui condividere l’esperienza con i più piccoli ” e integrare i due mondi – infanzia e adulti – non poi così separati come sostiene l’anagrafe.

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