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sabato 29 luglio 2017 13:42:46
omnimilano

Monza, stuprarono prostituta nel 2015
Arrestati 4 responsabili violenza gruppo

4 luglio 2017 Cronaca

Arrestati 4 uomini responsabili di stupro ai danni di un prostituta avvenuto a Monza.
Nel dettaglio, la storia è questa: il 10 novembre 2015, una giovane prostituta rumena, ha presentato denuncia per sequestro di persona e violenza sessuale, subita ad opera di 4 soggetti stranieri.
La ragazza, giunta in Commissariato, nel cuore della notte, denunciava di essere stata prelevata, con la forza, da tre uomini, che dopo averla trascinata a bordo dell’auto con la quale erano giunti sul luogo ove esercitava il meretricio, la bendavano, la minacciavano con un coltello, la malmenavano, e la conducevano in un’abitazione, ove li attendeva un quarto uomo.
Tutti, a turno, abusavano sessualmente di lei, per ore, con modalità particolarmente brutali, incuranti delle suppliche della giovane, e quindi, dopo averla rapinata dei soldi e del cellulare che aveva con sè, i tre che l’avevano rapita la riaccompagnavano in strada abbandonandola nei pressi del luogo del sequestro.
La giovane donna, sentita, in più riprese, con le dovute attenzioni che il caso richiedeva, forniva una vaga descrizione dell’auto: colore, modello, caratteristica di una faro anteriore e, con certezza solo la prima lettera della targa; dei delinquenti: generici tratti somatici e possibile nazionalità, senegalese e magrebini (particolare questo che, in un primo momento si rilevava fuorviante per le indagini); del luogo ove aveva subito la violenza sessuale: approssimative indicazioni sul giardino antistante l’edificio, pavimento dell’atrio dello stabile e mobilio dell’abitazione; la presenza di un animale domestico, un cane di piccola taglia.
Gli investigatori, incrociando i dati raccolti in grande quantità presso la casa costruttrice ed il Pubblico Registro Automobilistico (circa 30.000 autovetture), sono riusciti, dopo una certosina attività di ricerca sul territorio, ad individuare un circoscritto numero di auto con le caratteristiche di interesse fino a focalizzare l’attività investigativa nei confronti di un ragazzo ecuadoregno.
Nel frattempo l’analisi dei tabulati del telefono rapinato alla vittima, e di quello in uso all’ecuadoregno consentiva di individuare altri soggetti sui quali concentrare l’attenzione.
La collaborazione della vittima ha permesso poi di confermare l’identità di due dei responsabili della violenza, lo stesso ecuadoregno: S.O.B.E. di anni 25 e l’individuo senegalese, N.A.K. di anni 26, entrambi residenti ad Agrate Brianza. Le risultanze acquisite, hanno consentito alla Procura di Monza che coordinava le indagini, di richiedere ed ottenere dal G.I.P. l’emissione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere.
L’esame del DNA, disposto dall’Autorità Giudiziaria, sugli indumenti indossati dalla vittima, comparato con quello degli arrestati, ha provato senza dubbio la loro responsabilità, che nel corso del processo si è tradotta in una condanna in primo grado a 12 anni di reclusione, ridotti a 9 per l’applicazione dei benefici previsti dal rito abbreviato.
Il risultato ottenuto non ha fermato, tuttavia, il prosieguo delle indagini che è continuato con l’analisi dei dati raccolti dai tabulati telefonici, ed una mirata attività info-investigativa, esercitata sia in modo tradizionale sul territorio, sia attraverso intercettazioni ambientali, riscontri incrociati con interrogazioni delle più svariate banche dati a disposizione e registrazioni di impianti di video-sorveglianza. Tale dinamismo ha portato all’identificazione del terzo complice, il marocchino A.A.D. di anni 25, residente a Concorezzo, che, dopo il riscontro dell’esame del DNA, è stato assicurato alla giustizia, in carcere.
L’attività investigativa, alla luce degli elementi già acquisiti e di quelli raccolti nella fase dell’arresto di A.A.D., ha poi portato all’individuazione del quarto ed ultimo componente del branco, un italiano, B.C. di 27 anni, residente ad Agrate Brianza, nei confronti del quale, nel mese di giugno di quest’anno, l’Autorità Giudiziaria ha emesso analoga misura restrittiva.

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