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Moda, mani insanguinate e cartelli protesta: blitz degli animalisti alle sfilate contro le pellicce

13 gennaio 2018 Senza categoria

Mani insanguinate, fischietti e cartelli con volpi, visoni ed il volto di Pamela Anderson e “l’indimenticabile” Marina Ripa di Meana, “donne bellissime che seguono la Moda senza indossare pellicce”. Decine di volontari dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus – spiega un comunicato dell’associazione – hanno manifestato oggi all’ingresso delle Sfilate di pellicce di Marni, che propone capi in pelliccia, in viale Umbria. “Una azione diretta nonviolenta – dichiara Walter Caporale, Presidente dell’associazione Animalisti Italiani Onlus -, contro gli stilisti che propongono pellicce e si arricchiscono sul dolore di decine di migliaia di volpi, cani, gatti, visoni, ermellini, cincillà, conigli, agnelli”.
Ad oggi, in Europa, diversi Paesi – sottolinea l’associazione animalista – stanno vietando l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia o, comunque, spingono per forti restrizioni che, a lungo andare, portano alla cessazione di questa attività. L’Olanda, ad esempio, che è la terza nazione al mondo per produzione di pellicce di visone, nonostante gli interessi economici, ha deciso di fermare la produzione, facendo da apripista a Austria, Danimarca (che però ha detto basta solo per le volpi), Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia, Slovenia, Croazia e Bosnia.
In Italia gli allevamenti da pelliccia sono ormai solo una ventina (erano 80 negli anni ‘90), distribuiti tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo. I metodi di uccisione: camere a gas, sparo di un chiodo nel cervello seguito da dissanguamento, iniezioni letali o elettrocuzione: un elettrodo viene conficcato nella bocca dell’animale, un altro nell’ano. Una scarica di 200 Volt fa rizzare il pelo dell’animale, e lo rende più voluminoso: il visone muore dopo decine di secondi di lenta agonia. Occorrono da 30 a 50 visoni per una sola pelliccia, da 180 a 240 ermellini, da 130 a 200 cincillà, da 10 a 20 volpi, da 30 a 45 agnelli. Si calcola che siano inoltre due milioni i cani e i gatti, provenienti illegalmente da Est Europa e Cina, utilizzati per i colli ed i risvolti di giacconi in vendita in Italia ed in altri paesi occidentali.
Animalisti Italiani Onlus “sostiene la Moda senza crudeltà di stilisti come Armani, Calvin Klein, Gucci, Jimmy Choo e Stella McCartney. La vera bellezza è quella interiore e non si ottiene indossando dolore e morte: Jessica Alba, Charlize Theron, Eva Mendes, Sarah Jessica Parker, Ornella Muti, Carmen Russo, Wladimir Luxuria, Loredana Cannata, George Clooney, Richard Gere, Brad Pitt e Leonardo Di Caprio hanno scelto la moda senza pellicce. I dati dell’Associazione Italiana Pellicceria (AIP) parlano da soli: dagli 1,8 miliardi di fatturato della produzione italiana del 2007, si è passati agli 1,6 miliardi di euro del 2011, fino a 1,2 miliardi del 2016, con una diminuzione di oltre il 33% in dieci anni. Il 41% dei produttori o venditori di pellicce in Italia ritiene che nei prossimi anni le pellicce perderanno altre quote di vendita”.
Conclude dunque il Presidente di Animalisti Italiani Onlus, Walter Caporale: “Siamo venuti a Milano per dire SI ad una Moda senza crudeltà e NO all’uso di pellicce di origine animale. Chiediamo agli stilisti italiani di proporre capi di abbigliamento naturali o sintetici, seguendo l’esempio degli stilisti che non utilizzano pellicce. Noi vogliamo che la Moda italiana torni a splendere nel mondo e a creare posti di lavoro ed indotto economico, rispettando gli uomini, gli animali e l’ambiente”.

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