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Mobilità, la sfida dell’innovazione: dalle micro polizze alla nuova urbanistica

16 giugno 2017 Economia

Un patto tra tecnologia e città rivoluzionerà il modo di intendere la mobilità e di vivere le città. Ne sono convinti l’assessore alla Mobilità del comune di Milano Marco Granelli e Francesco Braghin, docente di meccanica applicata alle macchine del Politecnico che, ieri sera alla Triennale, si sono confrontati sul tema ‘Urbanistica, mobilità, innovazione: uno sviluppo multipiattaforme’, nell’ambito della Milano Arch Week, con vari stakeholders del settore: l’architetto Stefano Boeri, il senior partner della società di consulenza sulla mobilità Mobility in chain Federico Cassani e Giorgio Meszely, amministratore delegato di H3, azienda italiana leader nel settore innotech assicurativo. Secondo Boeri “la mobilita sta cambiando secondo tre grandi spunti”: in primis le energie rinnovabili “visto che per esempio le auto elettriche sono non solo il futuro, ma già il presente”. Al secondo posto tra i motori del cambiamento Boeri inserisce l’automazione e i dispositivi sempre connessi col mondo e al terzo posto il passaggio dalla proprietà alla condivisione. Queste tre questioni “disegnano un futuro ancora aperto”. La città del futuro che offre una qualità della vita elevata è quella che permette al suo utilizzatore la capacità di scelta su come muoversi. Una scelta che è sempre più ampia: dai servizi di condivisione di auto e bici a un sistema di trasporti pubblici sempre più capillare. Insomma, si è passati sempre più velocemente “dalla mobilità dalla proprietà a quella del possesso”, come spiega Meszely di H3 e questa nuova esigenza della società ha bisogno di trovare un inquadramento, anche normativo, e una sostenibilità economica. “Non c’è innovazione se non c’è sostenibilità” ha sottolineato Meszely, secondo il quale “l”innovazione nella mobilita spesso si scontra con la necessità di investimenti molto grandi che non si sa da dove debbano partire”. Da questo punto di vista le assicurazioni svolgono un ruolo importante: “si assicurano che le innovazioni vengano messe a terra” secondo la logica che “vince chi integra” e che “non si devono più vendere auto, ma soluzioni di mobilità” orientate alla persona. Perché questo funzioni c’è bisogno di una collaborazione molto stretta tra le istituzioni, le aziende, le assicurazioni. Queste ultime, per esempio, devono adattarsi al cambiamento lanciando prodotti micro. In un mondo in cui, come spiega Braghin, “il sogno dei millennials non è più possedere un’auto”, non si può più immaginare che una compagnia assicurativa proponga al cliente di spendere migliaia di euro per una copertura annuale, ma bisogna offrirgli un pacchetto per un percorso limitato che vada ‘da A a B’. Questo tipo di polizza, oltre ad essere integrata nei sistemi di car sharing, dovrebbe essere tarata sulla persona e non più sul mezzo. E la sinergia tra diversi soggetti portatori d’interessi non deve esaurirsi a questo punto. Gli urbanisti, ad esempio, spiega Cassani, “devono ripensare la città tradizionale perché essa non è più determinata da una mobilità di collegamento tra le infrastrutture, ma da una mobilità di servizi”. Da parte loro, invece, le istituzioni devono tentare di accompagnare il cambiamento con lo strumento normativo. Milano l’ha fatto adottando il piano urbano della mobilità sostenibile che pianifica la mobilità dei prossimi 10-15 anni:”il Pums – ha scandito l’assessore Granelli – lavora per mixare il trasporto pubblico e i servizi di sharing che non devono essere nemici. Inoltre, prevede il prolungamento delle metropolitane fuori dalla città. Oggi metà delle persone che si muovono in città non ci abitano. I due terzi di quelli che vivono fuori Milano usano ancora l’auto privata e costringono le persone, milanesi compresi, a vivere male. Per questo è importante costruire la metro a Monza” e lavorare per l’integrazione con i servizi di trasporto in condivisione. Il passo successivo potrebbe essere favorire il noleggio peer to peer dell’auto privata che, come ha spiegato l’ad di H3 Meszely, in Francia conta su 60mila auto nella sua flotta. In Italia, però, “non si può ancora fare perché il sistema assicurativo non ha ancora trovato il modo”. Un’altra sfida per un futuro ancora da immaginare in cui l’obiettivo è “andare incontro alle esigenze di chi abita in centro così come di chi abita in periferia e fuori città”, ha concluso Granelli.

 

 

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