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mercoledì 28 giugno 2017 07:19:17
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Minori non accompagnati, a Milano forum nazionale: triplicati, oltre 6mila ‘scomparsi’ dopo l’arrivo in Italia

14 giugno 2017 Cronaca, Politica

E’ triplicato tra il 2011 e il 2016  il numero di minori stranieri non accompagnati under 14 e quadruplicato quello delle ragazze, anche giovanissime, “in un sistema di accoglienza e protezione insufficiente che attende l’applicazione della nuova legge organica”. Sono i dati diffusi da Save the Children che, in vista della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, ha realizzato il primo “Atlante dei Minori Stranieri non Accompagnati in Italia”, che racchiude i dati, le storie e le mappe dei loro percorsi e della nuova vita in Italia attraverso un periodo di 6 anni a partire dalle “Primavere arabe” del 2011. Del tema si parlerà a partire da domani al Forum Nazionale “Proteggere, accogliere, crescere insieme. L’attuazione della nuova legge per i minori stranieri soli”, in programma a palazzo Marino, due giorni di approfondimento e confronto tra istituzioni, associazioni e giovani protagonisti della migrazione organizzato da Save the Children in collaborazione con il Comune di Milano.
“La maggior parte dei minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro Paese – spiega Save the Children – lo hanno raggiunto attraversando il Mediterraneo centrale. Tra chi arriva via mare in Italia, per cercare un futuro possibile, ci sono infatti sempre più minori soli e sono sempre più bambini e più vulnerabili. Tra gennaio 2011 e dicembre 2016 sono sbarcati in Italia 62.672 minori senza adulti di riferimento, provenienti principalmente da Eritrea, Egitto, Gambia, Somalia, Nigeria e Siria. Il loro numero è cresciuto di 6 volte tra il 2011 (4.209) e il 2016 (25.846), e, mentre la loro percentuale sul totale degli arrivi era il 6% nel 2011, l’anno scorso ben 1 migrante su 6 sbarcato sulle nostre coste era un minore solo. La loro presenza è un fenomeno strutturale, al quale troppo spesso si è data una risposta inadeguata, anche in considerazione di una crescente vulnerabilità legata all’età precoce e al genere.
Anche se l’81% dei minori non accompagnati presenti a fine 2016 nelle strutture di accoglienza aveva tra i 16 e i 18 anni, si è assistito infatti ad un aumento progressivo della presenza di pre-adolescenti e bambini nella fascia 0-14 anni, passati da 698 nel 2012 a 2.050 nel 2016. Rispetto al genere, il numero complessivo delle minori sole accolte nel Paese si è quadruplicato tra il 2012 e il 2016, passando da 440 a 1.832 (il 7,6% del totale dei minori registrati a fine 2016), con una presenza crescente di minorenni nigeriane (717), a forte rischio di tratta per la prostituzione, ed eritree (440), che raccontano di essere state in molti casi ripetutamente vittime di violenza sessuale. Una specifica vulnerabilità riguarda i minori per i quali l’Italia è un paese di transito, i cosiddetti minori “invisibili”, che avendo come meta altri paesi europei dove vivono già familiari o connazionali con cui sono in contatto, si rendono irreperibili al sistema di accoglienza formale e si riaffidano ai trafficanti correndo gravissimi rischi. Una situazione che tra il 2011 e il 2016 ha riguardato, secondo molti dei riscontri sul campo, la quasi totalità dei 22.586 minori soli di origine eritrea (11.251), somala (5.618), siriana (2.927) e afghana (2.790) arrivati in frontiera sud in Italia, e che si è aggravata nel 2016 con la maggiore chiusura rispetto all’accoglienza dei paesi confinanti alla frontiera nord, come confermano i 5.000 minori soli “riammessi” in Italia dalla Svizzera solo tra maggio e novembre. Nel caso degli 8.281 minori egiziani arrivati tra 2011 e 2016[3], con un’età sempre più precoce, tra i 14 e i 16 anni, ma anche 12 o 13, il rischio a cui sono maggiormente esposti nelle grandi città come Roma e Milano, è quello dello sfruttamento nel lavoro in nero, in attività illegali o nella prostituzione, a causa della necessità di restituire rapidamente ai trafficanti il debito di viaggio che grava sulle famiglie e di poterle aiutare economicamente”.  

Tra i dati evidenziati dal rapporto, quello sugli invisibili: “Le lacune del sistema di accoglienza, sono in parte una concausa dell’altissimo numero dei minori non accompagnati che si rendono irreperibili sul territorio italiano, come segnalano, probabilmente per difetto, i dati delle strutture di accoglienza a fine 2016, con un totale 6.561 “scomparsi”, in prevalenza di origine eritrea (1.381 minori di cui 440 femmine), somala (1.251, di cui 183 femmine) o egiziana (1.468)”, spiega Save the Children.  “La permanenza nel sistema di prima accoglienza è volontariamente brevissima, anche poche ore o giorni, per la quasi totalità dei minori soli eritrei e somali, ma anche afghani e siriani – emerge dall’indagine -. Per loro, infatti, la meta finale sono altri paesi nel nord Europa, per ricongiungersi con familiari già residenti o comunque nella convinzione di trovare migliori possibilità di integrazione. Difficoltà e lentezza delle procedure per la riunificazione familiare e una colpevole assenza della possibilità di accedere al programma di ricollocamento previsto dall’Unione Europea, privano questi minori anche giovanissimi, di una via legale e sicura per raggiungere la meta e si vedono così costretti riconsegnarsi nelle mani dei trafficanti esposti al rischio di violenze e sfruttamento. Sono i minori cosiddetti “invisibili” per il sistema, ma che, contando solo sulle proprie forze, si ammassano prima a Roma e Milano, città di transito, e poi ai valichi di frontiera nel nord del nostro Paese, a Como o Ventimiglia, dove in qualche caso rischiano la vita per tentare di passare e sempre più spesso vengono respinti in Italia dai paesi confinati. Nella sola città di Roma, nel 2016, gli operatori di Save the Children impegnati nelle attività di protezione hanno contattato 2.471 minori in transito verso nord, con un’età compresa tra i 10 e i 17 anni, il 78% dei quali di origine eritrea. Nel caso dei minori egiziani che risultano irreperibili, la gran parte ha abbandonato le strutture di prima accoglienza in frontiera sud per raggiungere autonomamente soprattutto Roma e Milano, dove risiedono le rispettive numerose comunità di connazionali, nella speranza di essere aiutati a trovare casa e lavoro, ma quasi sempre rientrano poi nel sistema di accoglienza con il collocamento in comunità per i minori nelle due città”.

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