"/>
giovedì 22 giugno 2017 16:17:40
omnimilano

Milano saluta il ‘mago Zurlì’, l’omaggio a Cino Tortorella con la camera ardente al Piccolo

27 marzo 2017 Cronaca, Spettacolo

È aperta al Teatro Piccolo di Milano la camera ardente di Cino Tortorella, il presentatore Rai conosciuto da grandi e piccini come Mago Zurlì, scomparso lo scorso giovedì, a 89 anni. Vicino al feretro – ricoperto di margherite bianche e con appoggiato un cappello da alpino – i figli Guido, Davide, Chiara e Lucia e la moglie Maria Cristina. “Ridere” e “Applaudire” sono le scritte sull’immagine che ricorda il volto de “Lo Zeccchino d’oro” vicino alla bara. La camera ardente, allestita al Piccolo proprio perché Tortorella fu allievo di Strelher, rimarrà aperta fino alle 13. I funerali si terranno alle 14.45 nella Chiesa della Divina Provvidenza a Quinto Romano, periferia ovest di Milano.

IL FIGLIO: “PADRE E COMPAGNO DI GIOCHI” – “Era un padre compagno di giochi. I padri, negli anni Sessanta erano severi, lui invece si divertiva con noi”. È questo il primo ricordo di Davide, il figlio maggiore di Cino Tortorella, che lo ricorda alla camera ardente allestita al Piccolo di Milano. Tra i fratelli Chiara, Guido e Lucia, Davide è stato l’unico ad averlo visto nelle vesti di Mago Zurlì: “A 5 anni gli chiesi: ‘È vero che sei un mago?’ Lui mi rispose che era un mago da quattro soldi. E in effetti non sapeva fare nessun gioco di prestigio” ricorda ridendo ancora di quell’episodio. Dopo l’addio a “Lo Zecchino d’oro” Tortorella ha coltivato la passione per la cucina e la gastronomia, per questo tra le margherite bianche del cuscino sul feretro “abbiamo messo anche rosmarino e peperoncino”, spiega Davide. Un amore nato dalle tournée, dal girovagare tra i ristoranti d’Italia, che aveva condiviso con l’attore Aldo Fabrizi. Negli ultimi tempi stava preparando un documentario sull’obesità infantile per cercare di educare i genitori a far mangiare bene i loro figli. La morte, forse non spaventava più il Mago Zurlì, che già dieci anni fa lo aveva sfiorato dopo un infarto: “Lo chiamava il suo pit stop” racconta ancora Davide.

Condividi questo articolo