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domenica 20 agosto 2017 04:18:48
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MIGRANTI, SCOLA: NOSTRO POPOLO ACCOGLIE, DRAMMATICO ABBANDONO DA EUROPA

1 novembre 2016 Politica

“Capitano dei momenti di dialettica tra due tipi di visioni, due modi di capire il problema. Ieri sera c’è stato chi ha protestato contro l’arrivo dei profughi alla Caserma Montello e stamattina chi ha accolto e fatto festa per loro. Il flusso migratorio è mondiale e durerà qualche decennio: dobbiamo abituarci a questa dialettica, cercando di superarla e invitando tutti a darsi le ragioni reciproche in modo tale che le motivazioni autentiche – non i pretesti e i pregiudizi – aiutino chi la pensa diversamente a maturare la sua scelta, così che si giunga ad una unità di visioni. L’accoglienza è un processo che va governato”. Così il cardinale Angelo Scola, dopo la celebrazione della messa al cimitero Monumentale, ha risposto ai giornalisti sulle tensioni di questi giorni per il trasferimento dei migranti alla caserma Montello. Per Scola “il nostro popolo generalmente non è razzista, accoglie e si dà molto da fare. La società civile sta facendo la sua parte con le scuole, i quartieri, le parrocchie, con l’aiuto spontaneo e reciproco.
Esiste però un problema politico drammatico – ha aggiunto – . L’Italia sull’immigrazione è stata abbandonata dall’Europa: questa scelta grave pone un interrogativo sull’Europa stessa: è vitale o è morente? Noi dobbiamo essere cittadini europei energici, comprendendo come queste persone che arrivano – in larga maggioranza giovani – si fonderanno con i nostri popoli e daranno vita alla nuova Europa. Conviene accoglierli”.
Durante l'omelia, il cardinale, che al Famedio si e' raccolto in preghiera davanti alle tombe di Alessandro Manzoni e don Luigi Giussani, aveva detto che “pensando alla morte siamo tutti angosciati, ma sappiamo che nell’ultimo istante delle vita terrena avremo una mano che ci prende per la nostra salvezza. Veniamo al Cimitero perché vogliamo essere cristiani e cittadini responsabili. Il Famedio è come una bandiera levata che ricorda a tutti i cittadini l’obbligo di una amicizia civica e l’impegno della costruzione di una società degna del nostro livello di sviluppo”.
Stamani in Duomo, nella Messa per la Solennita' dei Santi, nell'omelia l'arcivescovo aveva detto: “la Chiesa nostra madre, facendo precedere il giorno della memoria dei defunti con la Solennità di tutti i Santi, ci ricorda che la meta della nostra vita non è la morte, ma il per sempre della vita. Ci educa a guardare alla morte dal punto di vista del Paradiso, la casa della Trinità dalle tante porte aperte, della comunione piena con Lui e con tutti i fratelli”. Dopo aver ricordato come “la santità non è un privilegio di pochi, ma una vocazione per tutti”, ha aggiunto che “in questa nostra epoca di individualismo esasperato, fino ad assumere tratti di autismo, non c’è chi non veda l’urgenza di punti di riferimento, testimoni e costruttori di speranza, da seguire”.

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