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MIGRANTI, PROGETTO ARCA: “SCENARIO CAMBIATO, SOLUZIONE SIA ACCOGLIENZA DIFFUSA”

6 maggio 2016 Politica

“Con oggi avviamo definitivamente il lavoro di registrazione e accoglienza dei profughi in questa nuova sede dell’Hub in via Sammartini 120, riconsegnando le chiavi degli spazi di via Tonale. Nei giorni di sopralluogo prima e di trasloco poi, abbiamo comunque sempre garantito il servizio ai migranti arrivati, intensificando le azioni con la messa a disposizione all’esterno dell’Hub di un’unità mobile di dieci operatori con una navetta e due auto. Grazie quindi a tutti gli operatori, ai volontari e alle associazioni che insieme a Progetto Arca rendono possibile questa prima accoglienza ogni giorno da quasi un anno”. Così il presidente di Fondazione Progetto Arca, Alberto Sinigallia,oggi, in occasione del trasferimento dell’Hub per l’accoglienza dei profughi in via Sammartini. “I profughi – per la maggior parte famiglie con bambini, per lo più di nazionalità eritrea – che arrivano in questi ultimi mesi all’Hub hanno una precisa caratteristica rispetto a coloro che giungevano nei due anni precedenti: il 50% (contro l’1% del passato) fa richiesta di asilo politico in Italia a causa della chiusura delle frontiere. Non rientrando più nel grande flusso dei transitanti che prima permettevano di avere sempre dei posti a disposizione per i nuovi arrivati, lo scenario stesso della città cambia. Oggi a Milano, infatti, i posti liberi nei centri di accoglienza per transitanti sono limitatissimi”, sottolinea Sinigallia.
“La soluzione che intravedo, prima dell’ipotesi di chiudere i grandi centri che hanno la capienza per ospitare centinaia di persone, è quella suggerita anche da Papa Francesco – prosegue – alle diocesi: l’accoglienza diffusa. Questo significa l’allestimento di mini-centri, collocati per lo più in appartamenti e quindi capaci di ospitare nuclei familiari o al massimo 4-5 persone, che permetterebbero di liberare o alleggerire le strutture di prima accoglienza e di avviare percorsi d’integrazione, contando oltre che sui servizi, stabiliti dalle convezioni, anche sul contributo dei volontari e della rete di rapporti delle comunità: corsi di lingua, formazione professionale, ricerca attiva del lavoro.
Nessuna zona delle nostre città sarebbe quindi appesantita dall’emergenza dei grandi flussi; anzi, ogni zona ne risulterebbe arricchita a livello di integrazione e cultura”.

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