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domenica 19 novembre 2017 11:38:36
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Migliaia in piazza Duomo per l’ultimo saluto a Dario Fo. Figlio Jacopo: “Non si muore veramente, ora insieme con Franca”

15 ottobre 2016 Cronaca, Cultura, Politica

Migliaia di persone sotto la pioggia battente ai funerali di Dario Fo, dopo averne accompagnato il feretro dal Teatro Strehler a piazza Duomo. Sul sagrato, per l’orazione funebre, il figlio Jacopo e Carlo Petrini, e con loro il sindaco Giuseppe Sala, le prime cittadine M5s di Roma e Torino Virginia Raggi e Chiara Appendino, Beppe Grillo con Luigi Di Maio e Alessandro di Battista, Carla Fracci, Gad Lerner, Stefano Benni, Roberto Saviano, Roberto Vecchioni e Renato Pozzetto. Ad accompagnare la cerimonia la Banda degli ottoni, che ha intonato più volte e poi salutato Fo con “Bella ciao”, mentre per l’inizio della cerimonia funebre è stata scelta “Stringimi forte i polsi”, sigla di Canzonissima del ’62, “una canzone che mio padre scrisse per mia madre, e ha chiesto che fosse suonata proprio questa”, ha detto Jacopo Fo, profondamente commosso. “Noi siamo comunisti e atei – ha proseguito il figlio del premio Nobel – però mio padre non ha smesso di parlare con mia madre e di chiederle consiglio, per cui siamo anche un po’ animisti, perchè non è credibile che uno muore veramente. Si fa per dire, dai”. Così “sono sicuro che adesso sono lì insieme”, ha detto di Dario Fo e Franca Rame e “si fanno delle gran risate”. E ancora: “Il consiglio che mi ha dato mio padre è ‘fai quel che vuoi che campi di più’, fai quello che desideri nel senso più alto, se hai un desiderio seguilo a tutti i costi, e mia madre e mio padre hanno fatto questo, sono andati avanti nonostante tutto quello che gli hanno fatto, non hanno piegato la testa e la gente che li ha colpiti ha perso”. Intenso anche l’intervento di Petrini: “Ha parlato agli umili e gli umili della terra lo hanno capito”. Fra le bandiere del Comune a mezz’asta e qualche striscione, il più appariscente quello del centro sociale Cantiere, il feretro ha lasciato piazza Duomo fra gli applausi, dopo che Jacopo Fo ha salutato i presenti con un “Grazie compagni” e il pugno chiuso.}

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