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lunedì 21 agosto 2017 12:31:04
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Mafia, riciclaggio e false fatture: 11 arresti, coinvolti appalti per Expo

6 luglio 2016 Cronaca

 

Undici ordinanze di custodia cautelare per altrettante persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, appropriazione indebita e riciclaggio. Le hanno eseguite stamani i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano su disposizione del gip Maria Cristina Mannocci. L’operazione, denominata ‘Giotto’ e coordinata dalla Procura delle Repubblica di Milano nelle persone del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei sostituti procurati Sara Ombra e Paolo Storari, riguarda persone riconducibili ad aziende coinvolte nell’affidamento di appalti per l’Expo. In particolare, dai primi riscontri sarebbe coinvolto un consorzio di cooperative specializzato nell’allestimento di stand che ha lavorato anche per la Fiera di Milano in subappalto per alcuni padiglioni di Expo. Secondo quanto emergerebbe dalle indagini, le societa’ del consorzio erano intestate a prestanomi e ricorrevano a un sistema di false fatturazioni attraverso cui il denaro veniva riciclato in Sicilia a favore di uno dei clan di ‘Cosa Nostra’ di Pietraperzia, nella provincia di Enna. Coinvolto tra gli altri anche un avvocato di Caltanissetta. Il Gico della Guardia di Finanza sta effettuando anche un sequestro preventivo per circa cinque milioni di euro.

L’INCHIESTA – Le undici misure di custodia cautelare che hanno colpito altrettante persone e sono statue eseguite dal nucleo della polizia tributaria di Milano della guardia di finanza su ordinanza del gip Maria Cristina Mannocci sono così divise: si tratta di sette misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di imprenditore Giuseppe Nastasi, Liborio Pace già imputato per l’appartenenza a un clan mafioso siciliano, l’avvocato Danilo Tipo, Francesco Zorzi, Marius Cristian Peltea, Massimiliano Giardino, Alessandro Moccia. Le altre quattro persone sono state colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Calogero Nastasi, padre di Giuseppe, Giuseppe Lombino, Simona Mangoni e Vasilica Florin Onutu.
Riguardo all’inchiesta, quel che e’ emerge e’ che sono Giuseppe Nastasi e Liborio Pace le figure principali al centro dell’indagine. Gli inquirenti ne sottolineano ripetutamente i ruoli sia nel collegamento con Fiera Milano e in particolare la sua controllata Nolostand, sia per l’ottenimento di commesse in Expo che riguardano “la realizzazione dei padiglioni di EXPO 2015, denominati con le sigle TCPl – TCP2” . Gli inquirenti spiegano in particolare come ci sia stata una “sottovalutazione” nel rapporto con i due soggetti che pur senza un ruolo formale nel consorzio Dominus – l’amministratore del consorzio era infatti il padre di Giuseppe Nastasi, Calogero – “intrattenevano costanti rapporti con i dirigenti e gli organi di vertice della Nolostand, al fine di ottenere l’aggiudicazione o di assicurarsi il rinnovo dei contratti di appalto dei servizi di trasporto e facchinaggio dei siti fieristici”. Un comportamento che “ha di fatto facilitato l’inserimento di soggetti indagati per gravi reati in una società a partecipazione pubblica, agevolando in tal modo l’attività di soggetti indiziati (anche) per i reati di associazione di tipo mafioso e riciclaggio”. Nastasi e Pace, quest’ultimo originario di Pietraperzia, la cittadina in provincia di Enna dove si trova il clan che si sarebbe avvantaggiato dall’attivita’ di riciclaggio di denaro, con una rete di contatti e societa’ intestate a prestanome e un sistema di false fatturazioni, intrattenevano quindi rapporti per commesse con la Nolostand (a partire almeno dal 2013 con la stipula di un contratto per servizio di montaggio e smontaggio degli allestimenti fieristici fino al 2016, con opzione fino al 2018) controllata da Fiera Milano e attiva negli allestimenti fieristici e ora commissariata. Gli inquirenti quindi insistono sul mancato controllo riguardo ai rapporti con Nastasi e Pace. Nell’ambito di questi rapporti gia’ avviati quindi si inseriscono le commesse per Expo, filone cosi’ ricostruita nel decreto che pone la Nolostand sotto amministrazione giudiziaria: “Tra le società interessate ai lavori per la realizzazione dell’ evento mondiale – e’ la ricostruzione degli inquirenti sul ‘filone’ Expo -, vi era Fiera MILANO SPA, società il cui pacchetto azionario era detenuto, in maggioranza, da FONDAZIONE FIERA MILANO. A sua volta FIERA MILANO SPA delegava alla partecipata NOLOSTAND SPA la realizzazione delle opere all’interno dei poli fieristici milanesi. Conseguentemente, NOLOSTAND SPA commissionava l’esecuzione delle opere a società terze, tra le quali la “DOMINUS – SOCIETA’ CONSORTILE A.R.L.”. Tra gli edifici simbolo dell’insieme delle opere realizzate all’interno degli spazi espositivi EXPO erano certamente ricompresi i complessi Lotto l – TCP l e Lotto 2 – TCP 2 corrispondenti rispettivamente, alla realizzazione del Centro Congressi e dell’ Auditorium”. In quest’ambito, quindi si attivano nuovi contatti tra la Dominus e la Nolostand con “frenetici preparativi”, viene ricostruito, “per approntare la documentazione amministrativa necessaria alla partecipazione alla gara inerente i Lotti 1-2 di EXPO”.

INQUIRENTI: NEGLIGENZA E SCIATTERIA DA CHI DOVEVA VIGILARE –  L’indagine che ha portato all’emissione di 11 provvedimenti di custodia cautelare per false fatturazioni e riciclaggio e coinvolge anche un filone su alcune commesse per Expo è nata “da una segnalazione che proveniva dai carabinieri di Rho rispetto a una fonte che non veniva indicata. Da lì sono partiti gli accertamenti”, ha ricostruito oggi in una conferenza stampa in procura il procuratore procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Il risultato sono delle indagini che ancora oggi continuano anche se non hanno per ora portato “a responsabilità penali all’interno dell’ente Fiera e nella società Expo”. Boccassini, però, parla di un “messaggio lanciato ai grandi gruppi e alle multinazionali che, col vostro comportamento colposo, state consentendo infiltrazioni mafiose”. Non ci sono, dunque, al momento responsabilità penali, ma si parla di una serie di comportamenti superficiali che facilitano le infiltrazioni mafiose. Tra questi, il pm Paolo Storari ha indicato una lettera arrivata negli ultimi mesi in cui si diceva che “Nastasi è un mafioso”. Lettera che è “finita nel cestino”.”Negligenza e sciatteria” che emergono anche “tu sai che l’amministratore legale di Dominus è il padre di Nastasi, Calogero, che ha 71 anni e vive a Pietraperzia e tu tratti con uno che non è neanche un dipendente della società”. La Nolostand, società controllata da Fiera Milano, faceva contratti di fornitura pluriennali con la società consortile Dominus attraverso assegnazioni dirette che sono “fisiologiche e legali”. Per questo motivo i pm sollecitano “una riflessione” perché per legge “c’è un ente pubblico che non fa gare pubbliche”.

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