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mercoledì 23 agosto 2017 10:13:30
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Mafia, rapporto coldiretti in Lombardia:
300 attività agricole sotto sequestro

17 febbraio 2016 Agroalimentare

In Lombardia 300 proprietà fra beni e attività agricole sotto sequestro: la sesta regione in Italia per numero di immobili sottratti alla mafia. Terreni, cascine, aziende agricole, immobili vari. Queste le infiltrazioni mafiose in Lombardia nel settore agricolo. E’ quanto emerge dall’ultimo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare: su 1.266 immobili sottratti alla criminalità organizzata in Lombardia (sui 17.577 totali in Italia), oltre 250 riguardano beni agricoli con un peso di quasi l’1,6% a livello nazionale. Se si guarda il numero di immobili sottratti alla mafia, si sottiolinea in una nota, la Lombardia è sesta a livello italiano dopo Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio. Mentre per le 286 aziende sequestrate dall’autorità giudiziaria in Lombardia (su 3.187 in Italia) quelle che fanno riferimento al settore agricolo sono una cinquantina. In totale sono circa 300 – stima la Coldiretti Lombardia – i beni e le attività agricole sottratti alla criminalità mafiosa, per un valore di oltre 24 milioni di euro. “Il dato che fa ben sperare – spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia – è che tutte le nostre province sono sotto la media nazionale per quanto riguarda l’Indice di Organizzazione criminale dell’Eurispes, pari al 29,1% a livello italiano, mentre Milano per esempio è al 17,9%, Brescia al 14,9%, Pavia all’11% o Lodi all’8,6”. Per quanto riguarda le altre province: Sondrio è al 13,8%, Varese al 12,9%, Cremona al 10,3%, Mantova al 9,4, Bergamo al 5,9%, Monza allo 0,1% e Lecco zero. E’ chiaro – spiega Prandini – che non si può abbassare la guardia perché è con le indagini e il controllo delle forze di polizia che emergono le situazioni malavitose contro le quali si deve intervenire: bisogna rafforzare i controlli per evitare che questi fenomeni si espandano anche nel settore agricolo andando a inquinare l’economia onesta e la libera concorrenza”. Sono infatti oltre centomila i controlli effettuati dalle forze dell’ordine nel 2015 per combattere le agromafie dal campo allo scaffale e garantire all’Italia il primato nella qualità e nella sicurezza alimentare. Mentre tra 20 ed i 25 miliardi di euro – spiega Coldiretti – vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati sulla base delle stime dall’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag). Si stima che circa un immobile su cinque confiscato alla criminalità organizzata sia nell’agroalimentare. Il 53,5% si concentra in Sicilia, mentre la restante parte riguarda soprattutto le altre regioni a forte connotazione mafiosa, quali la Calabria (17,6%), la Puglia (9,5%) e la Campania (8%). Seguono con percentuali più contenute la Sardegna (2,3%), la Lombardia (1,6%), la Basilicata (1,5%) e il Piemonte (1,3%). Associazione per delinquere di stampo mafioso e camorristico, concorso in associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori sono invece le tipologie di illeciti riscontrate con più frequenza da parte delle organizzazioni criminali operanti nel settore agroalimentare con il business delle Agromafie, che ha superato i 16 miliardi di euro nel 2015. Per raggiungere l’obiettivo, si spiega nella nota, “i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy”.

 

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