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venerdì 18 agosto 2017 03:24:39
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LETTERE DALL’ASSASSINO

5 dicembre 2015 libri

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  “Mi sono chiesta che fine avessero fatto tanti criminali di cui mi sono occupata nei miei ultimi 15 anni di lavoro”: così Chiara Prazzoli ha preso carta e penna, nel senso letterale del termine, e ha scritto loro. E poi ne ha scritto. La si può leggere nell’ebook di Informant “Lettere dall’assassino. Quattro storie dal lato oscuro” dove riporta e commenta i suoi carteggi con 5 noti criminali. Fabio Savi, uno dei killer della Uno Bianca, Giovanni Erra, l’orco che decretò la morte di Desirée Piovanelli, due delle Bestie di Satana e Carmelo Musumeci. Tutti assassini, i soli, o quasi, che hanno risposto alle sue lettere, ma ciascuno in modo completamente diverso dando solo l’idea, la vaga idea, di che universo si nasconde dietro alla parola “detenuto”.

Quando ti è venuto in mente questo libro? Nel 2013. In quel periodo sui quotidiani non si faceva che scrivere di quanto il nostro sistema penitenziario facesse acqua, così ho pensato di chiedere ai diretti interessati cosa ne fosse stato delle loro anime nere. Il carcere li aveva cambiati? Aveva avuto un senso? Si erano pentiti, avevano elaborato i loro crimini?

Come hai selezionato le persone? Ho cominciato dai casi di cui mi ero occupata personalmente. Non tutti mi hanno risposto subito, alcuni a mesi di distanza.

Da chi speravi di avere risposta e non l’hai avuta? Da Donato Bilancia, uno dei pochi serial killer italiani, ma ha preferito farmi rispondere dal suo avvocato. Un comportamento avveduto, molto avveduto.

Che caratteristiche particolari sono emerse nei vari scambi epistolari? Il più assiduo nello scrivermi è stato sicuramente Giovanni Erra, mi è parso sincero, anche se ancora distante dalla reale comprensione del crimine per cui è stato condannato. Gli ho sempre risposto ricordandogli che non ero una sua amica, ma una giornalista. Lui cercava di dimostrarmi la sua amicizia inviandomi fotografie sue e del figlio, auguri vari e chiedendomi in cambio santini, che a volte gli ho mandato, o pagine di Secondamano. Ha una grande passione per i giornali di annunci, adora leggerli.

Uno scambio difficile? Con Fabio Savi. La sua freddezza a tratti mi ha lasciato senza parole da scrivere. Avevo la sensazione che non dicesse sempre tutta la verità, pur pretendendola da me. E’ parso un uomo forte, crudo, che guarda tutto e tutti dall’alto in basso come se la sua storia personale gli conferisse uno status di superiorità. Nicola Sapone mi ha lasciato invece perplessa: si professa ancora e nonostante tutto innocente, la sua ostinazione fa riflettere. Trovo scontata la redenzione di Andrea Volpe: da satanista a pretino. Grazie al suo pentimento ha evitato l’ergastolo, avrà una seconda chance, vedremo se davvero è cambiato.

Cosa “Non ti aspettavi e ti ha sorpreso” di questa esperienza? La corrispondenza con Carmine Musumeci, mi ha fatto riflettere. Credo che meriti la grazia, In certi casi il crimine è la conseguenza più ovvia e facile di un’esistenza cominciata male e continuata peggio. Quando ha avuto le occasioni giuste, le ha sapute cogliere per migliorarsi. Lui dice che l’ordinamento penitenziario non ha avuto alcun merito nel suo passaggio da mafioso a scrittore plurilaureato, io voglio credere il contrario: è confortante per noi che stiamo fuori, convincersi che oltre le mura delle carceri qualcosa funziona.

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