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martedì 27 giugno 2017 05:36:19
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Legge sui luoghi di culto, chiese evangeliche contro la Regione: “Chiusi 27 locali, negati diritti costituzionali”

11 marzo 2017 Politica

La Coen “si attiverà nei confronti di tutte le istituzioni chiedendo incontri urgenti con i loro rappresentanti ad iniziare dal Comune, la Prefettura, la Città Metropolitana ed il Ministero dell’Interno per creare le condizioni per il ristabilimento dei nostri diritti”. Così la Presidenza della Conferenza evangelica nazionale torna a prendere posizione contro la legge regionale sui luoghi di culto dopo la notizia di “due ordini “di ripristino alla destinazione originaria d’uso” che il Comune di Milano ha emanato sulla scorta di un’azione della Municipalità 4, a guida leghista, a carico di due chiese evangeliche; il che vuol dire che questi locali saranno chiusi e che queste due chiese non potranno più riunirsi”, sottolinea la Coen che sulla legge varata da palazzo Lombardia sottolinea come non sia “solo un problema di moschee e mussulmani, ma di tutte le religioni, comprese quelle cristiane; anzi, proprio queste ultime, e le evangeliche in particolare, nel silenzio generale, sono le più colpite dalle chiusure dei locali, che con queste ultime due salgono, in Lombardia, a 27”, azioni con cui, secondo la Coen, “la Giunta lombarda rende impossibile avere locali e così la libertà di culto è negata di fatto”. “Le dichiarazioni del presidente del Municipio 4 – prosegue la nota – mettono sullo stesso piano Costituzione e una legge regionale e sollevano nella Cieb la più grave preoccupazione circa il tenore dello scontro politico in atto, in danno delle libertà individuali e collettive difese proprio dalla Carta”. “Ora è evidente – prosegue la Conferenza evangelica – che l’applicazione della legge regionale 12 (e le sue successive integrazioni) non può andare contro la Costituzione che è il massimo strumento giuridico a disposizione della comunità nazionale per la tutela dei diritti e dei singoli cittadini e delle loro associazioni. Questi diritti sono già francamente compromessi, ma dopo che la Giunta regionale ha diffuso il testo di una circolare, la numero 3, alcuni partiti di centro destra si sono scatenati proprio per togliere, nei fatti, libertà individuali e collettive, impiegando uno strumento urbanistico, letteralmente inventato il PAR (Piano delle Attrezzature Religiose) inserito nel PGT (piano del Governo del Territorio, ex Piano Regolatore). Tale comportamento è esattamente contrario a ciò che Corte Costituzionale per ben tre volte ha raccomandato di non adoperare norme urbanistiche per limitare e mettere gravemente a rischio l’esercizio del diritto di culto sancito dall’art. 3 ed 8 della Costituzione; infatti, ribadisce che la libertà di culto, ha il suo esercizio nella disponibilità di luoghi dedicati e che essa è una condizione essenziale”.

BECCALOSSI: “DIRITTO SI ESERCITA ALLA LUCE DEL SOLE, NON IN SCANTINATI” – “La legge regionale sui luoghi di culto ha gia’ passato l’esame della Corte Costituzionale che ne ha sancito la validita’. Tutto il resto sono chiacchiere o semplici strumentalizzazioni politiche. Il culto si esercita alla luce del sole e non in magazzini e scantinati. Ogni Comune dispone quindi di strumenti chiari e soprattutto uguali per tutti per garantire quali spazi la rispettino e quali invece non sono idonei. Con un solo punto fermo: garantire la liberta’ di culto ma allo stesso tempo la sicurezza dei cittadini”. Lo dichiara l’assessore regionale al Territorio, Urbanistica, Difesa del Suolo e Citta’ metropolitana Viviana Beccalossi, intervenendo nel dibattito sulla Legge Regionale 2/2015 “Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi”. “La Legge – prosegue Viviana Beccalossi – sta avendo il grande merito di far emergere casi in tutta la Lombardia nei quali il culto e’ esercitato in spazi inadeguati. O peggio ‘illegali’ anche dal punto di vista della sicurezza. Non e’ un caso che alcune persone legate al terrorismo, come provato dalle indagini, siano transitate proprio in queste zone d’ombra”. “Regione Lombardia – conclude Viviana Beccalossi- prosegue per la sua strada, con un intento chiaro e inequivocabile: garantire la liberta’ di tutti, ma nel rispetto delle regole e soprattutto della sicurezza”.

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