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giovedì 17 agosto 2017 07:59:31
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L’AMORE È UNA FAVOLA

22 dicembre 2015 focus, libri

“Scrivere di sé è proprio un genere letterario” per Annarita Briganti e non solo lo dice, questa giornalista napoletana approdata da anni a Milano, ma lo dimostra con il suo romanzo, il secondo, sempre per Cairo Editore, dopo “Non chiedermi come sei nata”, il secondo in cui l’autrice continua a dare voce a “vite vere, autentiche”. Il nuovo libro si intitola “L’amore è una favola” e si basa sulla convinzione che “le vite possano diventare materia narrativa con fantasia, immaginazione e trasfigurazione”. Non è un diario, sia chiaro, perché oggi “il diario non lo vuol leggere nessuno”, ma è molto di più. È un volume vivacemente traboccante di luoghi ed esperienze, tanto che quando Briganti doveva girare un video di presentazione si è trovata davanti al dilemma: “Dove lo ambientiamo? Napoli, Milano, Sorrento, Torino, Parigi, Roma?”.
Quella di Gioia, freelance giornalista che scrive di arte, al suo secondo ruolo di protagonista di pari passo con i titoli dell’autrice, è una vita fluida e precaria, ma vissuta. Con tutto il coraggio e l’appetito di chi le emozioni e gli eventi li segue “live”, come donna e come giornalista, “non dal desktop, con tweet, post e comunicati”.
Il libro è una storia d’amore, tra Gioia e Guido (Giacometti), ed è anche l’incontro altrettanto burrascoso e romantico tra due mondi: l’arte e l’editoria. Proprio l’arte è una passione “ormai non più segreta” della autrice a cui tanti che ne fanno parte hanno detto che ciò che descrive é potenzialmente reale, “Molti si sono divertiti anche leggendo del premio” racconta. Nella storia c’è infatti un premio inventato di sana pianta sulla scia del festival MiTo, che non ha motivi per non poter essere realmente creato : chissà… Questa competizione tra artisti è l’occasione per regalare al giá multiforme romanzo una ulteriore dimensione. Altre che 3D!
“L’amore è una favola” è anche un libro sulla fama e sui meccanismi dell’arte che, essendo applicabili anche a editoria, cinema e musica, lo rendono uno scritto “denuncia” di quanto oggi accade in quegli ambiti un po’ “sregolati”, in cui meritocrazia, raccomandazioni, nomi e pressioni costruiscono la non-trama della vita di tanti freelance.
Se Briganti aveva dedicato il suo primo libro esplicitamente ai freelance, qui la dedica non è scritta ma il pensiero e la voce al loro fianco, sono altrettanto potenti e presenti. La ricchezza polimorfa dell’autrice, di cui si percepisce subito la vivace curiositá mentale oltre che culturale, quasi come stile di vita, si nota anche da deliziosi particolari da cogliere con occhio e gusto, come decorazioni di piccola pasticceria artigianale. Ad esempio ogni capitolo termina con un haiku tratto da musica o cinema, mai a caso, mai da saltare, perchè custodisce la chiave di lettura del passo che segue o che precede.
Nella sua precarietá coinvolgente, lunatica ma mai deprimente, Gioia è attorniata dalle amiche del “cerchietto” magico, che non ci si stupirebbe di incontrare nell’atrio di un qualsiasi teatro milanese intente a vivere un vociante happy hour. Pur viaggiando, tanto anche a Napoli, con il suo bel museo MADRE, Gioia fa base a Milano, cittá che Briganti percepisce come la “New York d’italia, dove arrivi cameriera con un sogno e lo puoi realizzare. Se bussi a tante porte e sei determinato rischi che qualcuno apra davvero. Milano si batte per la meritocrazia. È un posto che reagisce. Io sono del Sud ma devo dire che a sud c’é passivitá”.
Briganti ama la Milano delle librerie indipendenti, soprattutto, e ammette che “è vero che si sta bene ma non dobbiamo sederci: mi auguro che si sfrutti l’aria internazionale per ambire a essere all’altezza di NYC e delle altre capitali. Milano, Gioia direbbe che é la città dei sogni”. Dei sogni ma anche degli incubi, perché anche in questa emancipata cittá l’ombra della violenza sulle donne si fa sentire, insistente come uno stalker, come lo stalker che perseguita la protagonista. Perchè Briganti sogna, desidera, ama, progetta ma con i piedi per terra. Parte e prende il volo leggera e profonda, avanza a falcate ampie, ma con la rara capacitá di restare a contatto con la Terra e con la terra, con la vita vera e tutto ciò che avviene a quella bassa quota dove l’essere umano cerca e trova l’amore, anche se forse “L’amore è una favola”.

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