"/>
domenica 20 agosto 2017 17:33:29
omnimilano

LA VITA RIVISSUTA

7 gennaio 2016 focus, libri

Se Milano è la città che da una seconda possibilità, la più “meritocratica” d’Italia, dove si respira almeno un sottile refolo di quell’aria made in USA del “volere è potere”‘e dove il fallire è una garanzia di futuro successo, o quasi, “La vita in generale” è la storia che, tutto ciò, lo dimostra.
Il protagonista è un ex clochard – meglio dire barbone secondo l’autore – che da clochard era un ex imprenditore. Al termine del libro, pubblicato da Feltrinelli, è uomo, un uomo che vive una vita in generale, conquistata pezzo per pezzo dopo averla avuta, averla vista distrutta, ed essersela costruita di nuovo. Pezzo per pezzo. 
A proporre la biografia inventata, ma che piace pensare verosimile e magari in qualche ansa di società milanese perfino esistente, è Tito Faraci, autore del romanzo-traccia “Nato sette volte” (Indiana editore) e sceneggiatore di fumetti, Topolino incluso. Il suo Mario Castelli potrebbe sembrare, descritto così, una figura inventata di sana pianta quasi scontata per un romanzo post-crisi, una figura troppo “giá scritta” in un Italia, e anche in una Milano che prova a vedere una luce in fondo al tunnel.
È proprio qui che Faraci sorprende: detto “il Generale”, Mario Castelli, non è “il solito barbone” e neanche è stato “il solito imprenditore”. E “La vita in generale” non è la solita storia. Per i suoi ingredienti e i personaggi che affiancano Castelli ma prima ancora per come la si approccia. Faraci viaggia in flashback comodi ma inaspettati allo stesso tempo, che non seguono ritmi nè regole se non quella di comfort per il lettore che si può affidare alla narrazione senza l’ansia di capire come, quando, dove e perché sta accadendo quel che legge.
Pezzo per pezzo la storia prende senso e forma, in contemporanea Castelli prende in mano la propria vita. Rita Contini, invece, il coraggio, a due mani, lo aveva preso in mano prima di fare la sua comparsa nella trama. Lei, la giovane e bella Rita, non tanto ingenua forse per i genitori che si è trovata, si mette sulle sue tracce di Castelli per evitare che l’azienda paterna sia assorbita da una combinata franco-cinese. All’inizio del libro è l’unica che sa dove vuole arrivare, sa che il Generale ha le competenze per aiutarla, e ci arriva. Con lei giungono ad un traguardo per loro molto più inaspettato ma non meno desiderato anche lo stesso Castelli e la sua squadra.
Una squadra assortita che è bello conoscere attraverso i dialoghi di Faraci, spassosi e molto milanesi. Nelle battute che si scambiano soprattutto i clochard, ci sono tante tracce di Milano e altrettante sono disseminate nelle scene in cui l’autore ci porta ai piani alti, con il colletto bianco, faccia a faccia con Lo Squalo, e tipi più squalo di lui. In quell’oceano di esistenze da raccontare che è Milano.

Condividi questo articolo