"/>
giovedì 23 novembre 2017 08:28:06
omnimilano

LA RESISTENZA DEL MASCHIO

19 gennaio 2016 Cultura, libri

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  “Un romanzo d’indagine esattamente come tutti i miei altri”, La resistenza del maschio, lo assicura Elisabetta Bucciarelli che nel suo nuovo romanzo resta se stessa ma cambia forma e struttura narrativa utilizzata per indagare facendosi riconoscere ma rivelando un suo ancora nuovo lato di autrice, di donna, di milanese e di … Elisabetta. E chi la conosce “potrà incontrare qualcosa di già conosciuto, un personaggio, un luogo, una storia o un dettaglio che tiene insieme tutti i miei lavori anche se di generi differenti”.
Prima di trovare il colpevole, però, stavolta bisogna trovare l’indagine: “non ci sono omicidi o ispettori di polizia, ma fili che tengono insieme esistenze e rapporti. Per seguirli, districarli, interromperli e riannodarli serve rintracciare un inizio, seguire una pista, procedere per indizi e ipotesi”. Indagare.
Aprendo la copertima di NN Editore che porta il nome di Bucciarelli ci si trova a contemplare “una geometria di eventi e figure in cui contenere emozioni e sentimenti”, un romanzo che, da scrivere, è stata anche “una sfida, quella di intrecciare due piani narrativi dove il maschile e il femminile possano trovare un punto di contatto”.

Anche una esplorazione inedita dell’universo maschile. Cosa emerge? Ci sono stereotipi o luoghi comuni che volevi affrontare?
E’ difficile prendere consapevolezza che siamo cambiate e sono cambiati e insieme siamo un’altra cosa ancora. Entrare in sintonia è molto difficile perché siamo difesi, spaventati, egoisti, chiusi ma anche bisognosi: siamo dei sopravvissuti. Ho voluto raccontare un tipo di Uomo che vedo intorno a me. Ferito, stanco, che gioca in difesa, convinto di non avere più alcun dovere, né di esser padre, né di doversi prendere cura, né di dover per forza aderire a una struttura sociale precostituita, sia essa la famiglia o altro. Non è un maschio pavido, che batte in ritirata, ma una persona che prova, anche in modo maldestro, a proporre qualcosa di differente.

E le donne? Noi, cresciute con padri tradizionali e rapporti di forza stabiliti dalle convenzioni, fatichiamo a capire questi nuovi maschi in mutazione, con lavori precari, che seguono le passioni come ragazzini, che spesso non riescono a mantenere nemmeno se stessi, capaci di sublimare persino l’esperienza sessuale, senza essere impotenti, ma solo scarichi, esausti, addolorati.

È un tema già presente in altri tuoi romanzi ma non così in modo centrale. Era giunto il momento? Ho raccolto molte storie, letto, ascoltato, guardato. Mi sono avvicinata, ho corso dei rischi. Puoi vedere solo le cose che conosci e solo dopo aver visto è possibile raccontare. Era arrivato il momento, questo è il primo di tre libri per me necessari, ho ancora urgenza di scrivere altre storie su questo.

Che Milano emerge dal tuo libro? Volevo raccontare i dettagli di Milano, presenza fondamentale in ogni mia narrazione. L’Uomo non si stanca mai di osservare la città. È fedele perché trova sempre un punto di vista nuovo per guardare la sua donna e così fa con il territorio in cui vive. Ripercorre in macchina le stesse strade e ogni volta il suo sguardo si appoggia su particolari diversi: misure, altezze, larghezze, gli spazi vuoti e le armonie dei pieni. Segue percorsi ortogonali, frequenta luoghi molto belli, la Pinacoteca di Brera, il Museo del Novecento, le gallerie d’arte situate nel centro storico e le abbazie dell’hinterland milanese, come quella di Chiaravalle. Emerge una città piena di storia, arte e bellezza.

Vivi a Milano: come ti trovi in città? La vedi cambiare in meglio o in peggio? E’ sempre in trasformazione, sta aumentando la povertà, non puoi fare finta di niente. Questo aspetto doloroso mi colpisce di più, ma Milano è anche piena di energie e di gente capace di accogliere. Amo la mia città e ho scelto di vivere in una fabbrica trasformata in abitazione in cui gravitano i designer europei e interessanti gallerie d’arte contemporanea, sono in una zona periferica ma carica di stratificazioni sociologiche e culturali. Le mie finestre affacciano su un parco con meravigliosi alberi ad alto fusto dove posso osservare le migrazioni degli uccelli.

Il tuo luogo preferito in città per passeggiare? La Darsena e i Navigli. Al tramonto. Per abbracciare qualcuno, i binari della Stazione Centrale. Per un appuntamento la libreria Gogol, in zona Via Tortona.

E per leggere il tuo libro? Le sale di un museo. Davanti a un quadro o a una scultura. La Pala di Brera di Piero della Francesca sarebbe perfetto.

Che feedback stai ricevendo dai tuoi lettori? La resistenza del maschio è andato in ristampa dopo un mese e mezzo dall’uscita, lettrici e lettori mi scrivono raccontandomi le loro storie. Le sorprese maggiori arrivano dagli uomini che mi ringraziano per aver compreso alcuni comportamenti e per aver provato a stare anche dalla loro parte. Alcuni mi mandano canzoni da ascoltare o disegni e immagini da guardare, come Emme ed Effe nel libro.

Che ruolo ha la musica nel tuo libro? Ce n’è molta…Serve per comunicare quando le parole non bastano o non funzionano perché i campi semantici sono differenti. Colma la distanza e modifica gli spazi. Scrivo nel silenzio, in generale ascolto in modo trasversale e onnivoro ogni forma musicale, mi piace il jazz e il blues, amo la musica pop se ha dei testi buoni, e le ballate heavy metal. Ora i Radiohead.

Tra le tre donne del libro quale potrebbe essere la tua migliore amica? Voglio bene a tutte e tre le protagoniste. Ho più affinità con Chiara, l’unica a credere ancora nell’amore romantico. Provo empatia per lei, destinata a soffrire perché le sue scelte non prescindono mai dalle persone che ha vicino: cerca di essere coerente, non sempre ci riesce. Silvia mi fa sorridere, è fisica, potrebbe essere una buona amica: ironica, non si prende troppo sul serio. Marta è una donna algida, di rappresentanza. La capisco, mi piace la sua determinazione ma non approvo il suo punto di vista. So che non è sempre stata così, mi farebbe tenerezza ma non mi aspetterei generosità emotiva.

Andresti d’accordo con il tuo protagonista? A lui non interessa l’amicizia di una donna, può innamorarsi, desiderarla, istruirla, farci sesso ma non andarci d’accordo. Lo considera tempo sprecato. Questo è il suo limite. Forse non riesce ad ascoltare perché ha già dovuto farlo troppe volte. Mi piacerebbe essergli amica, ma lui non accetterebbe.

Cos’è la resistenza di cui parla il titolo? Uno stato di opposizione a qualcosa o qualcuno che vorrebbe obbligarci a fare o essere altro. Ma nel libro è soprattutto un “non sequestrare” l’oggetto amato e lasciar circolare il desiderio, come sosteneva anche Roland Barthes nei suoi Frammenti. Cosa sarà in grado di proporre questo maschio che resiste al posto della sublimazione? Mi piacerebbe cercare di rispondere con il prossimo romanzo.

Condividi questo articolo