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domenica 27 maggio 2018 17:33:28
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Indagine Politecnico sui dottori di ricerca: occupato il 94,7%, con Phd lavoro ‘sicuro’ e stipendio più alto

6 marzo 2018 Cronaca, Economia

I dottori di ricerca (PhD) del Politecnico di Milano sono stati oggetto nel dicembre 2017 di un’indagine occupazionale che ha coinvolto più dell’80% di chi ha conseguito il titolo nel 2015 e 2016, quasi seicento persone. Ne emerge un quadro “molto positivo e non scontato. Sono lontani i tempi in cui il dottorato era solo il primo passo per la carriera universitaria”, spiega la nota dell’ateneo. A un anno dal titolo “il 94,7% è occupato: poco meno della metà dei dottori di ricerca (dato in decrescita, erano poco più di metà nell’ultima indagine) continua una professione nel settore della ricerca al Politecnico e nelle università internazionali. Il 10% circa è lavoratore autonomo. I restanti PhD lavorano in azienda e di questi il 72,3% con un contratto a tempo indeterminato (dato quest’ultimo che li porta a superare di più di venti punti il già ottimo 51% raggiunto dai laureati). A indicare il riconoscimento da parte del mercato del lavoro – sottolinea il Politecnico – lo stipendio medio, circa 2.000 euro mese, il 35 % in più rispetto al laureato. Il dottorato di ricerca è un chiaro investimento sul proprio futuro. Il mondo del lavoro vede nel dottorato una risorsa per portare innovazione, un trend ben noto nei paesi europei dove imprese e istituzioni investono molto in questo titolo. Basti pensare che alla Technical University of Munich (TUM) o alla RWTH Aachen University il numero di dottorandi è circa 6-7 volte maggiore rispetto al Politecnico, una risorsa preziosa per l’innovazione dell’impresa tedesca.In Italia si intravedono i primi segnali di cambiamento: nell’indagine si nota il calo di coloro che escono dall’Italia per lavorare. Il 21,4% dei dottori di ricerca italiani lavora all’estero contro il 27,4% dei PhD 2013 – 2014. Stati Uniti, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia sono i Paesi dove la maggior parte trova impiego. Aumentano invece i PhD stranieri che rimangono in Italia: dal 25,9% dell’indagine precedente si passa al 39,1%, segno di una crescente attrattività del nostro territorio. C’è ancora da lavorare invece per colmare il gender gap. Nonostante siano al vertice della preparazione accademica, le dottoresse di ricerca non vedono ancora pienamente riconosciute le loro competenze. Il loro tasso di occupazione è infatti inferiore del 4,3% e la loro busta paga è più leggera del 22%. I PhD sono generalmente molto soddisfatti del percorso di dottorato. I risultati dell’indagine ci mostrano infatti che oltre l’86% degli occupati ha dichiarato che la formazione acquisita risulta adeguata al proprio impiego e il 74% ritiene necessario il dottorato per il tipo di lavoro che svolge”.

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