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In Lombardia 1,3 milioni stranieri
da paesi a forte pressione migratoria

3 aprile 2016 Cronaca

Sono un milione e 321 mila gli stranieri presenti in Lombardia provenienti dai cosiddetti ‘Paesi a forte pressione migratoria’ (Pfmp), a fronte di 10 milioni di residenti. Il numero è aggiornato al primo luglio 2015 e l’incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è di 26mila unità, pari, in termini percentuali, a un + 2%, ben lontano dai tassi di crescita a due cifre che avevano caratterizzato quasi tutto il primo decennio del XXI secolo. Questo e molti altri dati sull’immigrazione sono stati diffusi oggi nel corso della presentazione all’auditorium Giorgio Gaber di Palazzo Pirelli del XV rapporto dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) del 2015. Come sottolinea Vincenzo Cesareo, responsabile scientifico di Orim, “Regione Lombardia è stata molto lungimirante nell’istituire sin dal 2001 un osservatorio su questo fenomeno, consapevole che la conoscenza è il modo migliore per affrontarlo”. Secondo i dati dell’osservatorio, la leggera contrazione della crescita registrata è da attribuire al numero di acquisizioni di cittadinanza italiana da parte degli stranieri. Numero in costante aumento negli ultimi anni e che si attesta sui 41mila casi in Lombardia tra luglio 2014 e luglio 2015. A fronte delle tensioni in Medio Oriente e della crisi economica si sono, però, verificati cambiamenti nel fenomeno migratorio, soprattutto dai paesi del Mediterraneo. Nel 2015, spiega Cesareo, i flussi hanno deviato le rotte dirigendosi verso la Grecia, Paese nel quale nel 2015 sono arrivati circa l’84% del totale di migranti, pari a circa un milione. La Lombardia si classifica al primo posto tra le Regioni italiane per strutture di accoglienza, che sono 673, e migranti accolti, 14mila, pari al 13% del totale italiano. Rispetto alla densità delle presenza, le stime del 2015 presentano il valore di 13 stranieri provenienti da paesi a forte pressione migratoria ogni cento residenti. L’area metropolitana di Milano mantiene la più alta densità di presenza, con 21 immigrati da Pfpm ogni 100 abitanti, ma valori consistenti si riscontrano anche nelle province di Brescia e Mantova (15 su 100), Lodi, Bergamo e Cremona (13 su 100) e Pavia (12 su 100). Per quanto concerne, invece, la provenienza dei migranti, al primo posto si conferma il primato degli Est-europei con 476mila unità, seguiti dagli asiatici con 329mila persone. Al terzo posto si classificano i nordafricani con 240mila presenze, seguiti dai 168mila latinoamericani e da quelli provenienti dalle altre regioni dell’Africa che sono 108mila. A prevalere su tutti sono i Rumeni, i marocchini e gli albanesi. Nonostante l’emergenza degli ultimi anni, prosegue il processo di stabilizzazione della popolazione straniera. In Lombardia sono, infatti, 28mila i ricongiungimenti familiari, pari al 52% degli ingressi. Il 60% degli extracomunitari presenti in Lombardia sono di lungo periodo. l’immigrazione irregolare è scesa a livelli relativamente bassi. Anche se negli ultimi due anni c’è stata una modesta crescita, l’irregolarità si attesta ormai su livelli fisiologici, attorno al 6-8%. “La Regione Lombardia è stata in grado finora di far fronte all’accoglienza”, spiega a margine l’assessore alla sicurezza e immigrazione Simona Bordonali, ma è dimostrato che “l’indice di integrazione è più alto dove il flusso è diluito nel tempo, mentre il flusso elevato in breve tempo ci preoccupa anche perché le offerte che può dare il territorio sono limitate rispetto a quello che poteva offrire anni fa”. L’assessore è, inoltre, preoccupato perché “il numero di coloro che arrivano sul nostro territorio facendo richiesta di accoglienza, che poi viene rifiutata, va ad aumentare la percentuale degli irregolari” che sono aumentati di 3mila unità e si attestano sui 95mila in Lombardia (7,2% del totale). Per questo motivo, l’assessore chiede al governo che la Regione Lombardia non sia solo una spettatrice e che ad essa non spettino solo oneri. “Vogliamo essere parte attiva. Chiediamo di sedere tutti attorno a un tavolo perché la Lombardia non deve assistere passivamente alla distribuzione dei migranti, ma deve partecipare attivamente al processo decisionale” su questi temi.

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