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domenica 22 ottobre 2017 03:11:03
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IL RITMO DI MILANO

28 dicembre 2015 focus, libri

Non è Roma, non è Firenze, non è Venezia: non è che Milano. Lei, questa città al centro della pianura Padana, non è come le altre, lei “è una città che ti lascia passeggiare in pace, senza obbligarti a continui omaggi alle sue bellezze”. Ecco svelato il segreto del fascino che si percepisce ne “Il ritmo di Milano” e nel ritmo di Milano. Il primo lo si può leggere con la copertina delle Edizioni Meravigli, il secondo lo si può vivere lasciandosi vivere dalla città. “Un indigeno turista a zonzo per la città” è il sottotitolo di questo libro con cui Maurizio Cucchi, formatosi alla Cattolica con un lessico tutto suo, essenziale e allo stesso tempo avvolgente, racconta la città più chiacchierata d’Italia. Soprattutto durante e dopo Expo, e prevedibilmente continuerà ad esserlo per le elezioni a venire e il futuro prossimo, a cui va incontro, con coerenza, con “Il ritmo di Milano”, inesorabile.
Non si confonda il titolo con una critica che si accoda al luogo comune dei milanesi sempre di fretta, che investono in un flusso di piedi in marcia chi nei corridoi della metro non sa procedere secondo “Il ritmo di Milano”. Non è di quel ritmo che Cucchi vuole raccontare, anzi, di qualcosa di ben diverso. Nelle sue pagine ci svela, “udite udite”, che anche in questa città che lavora sempre, c’è un tempo e un luogo per passeggiare, e una certa goduria nel farlo. Se ne può cavare grande soddisfazione, una soddisfazione da esploratori urbani accompagnati.
Ciò che infatti fa la differenza in questo volume da una delle tante guide di camminate e percorsi a piedi per il tessuto metropolitano, è che qui non ci si sente abbandonati. Ma non solo: Cucchi accompagna i lettori con descrizioni precise e accurate, curiose e originali, ma fa molto di più. Mette se stesso, racconta ricordi evocati dai luoghi visitati, ricordi e desideri, suoi, solo suoi, che si leggono come confessioni di un amico che sta passeggiando al nostro fianco. E allora è facile e soprattutto bello aggirarsi per viale Bligny o dove c’era la Mondadori con un Cucchi ragazzo, per poi piombare nel museo della Scienza e della Tecnica con l’autore bambino, svoltare qualche angolo e sbucare davanti ad una chiesa con un ennesimo diverso Cucchi, stavolta malinconico e poetico.
“Ho trasformato le tappe del mio andare a zonzo in brevi prose che contenessero le mie impressioni su un mondo che, insieme, conserva il suo passato storico ma è in continua trasformazione, bella o meno bella che sia – spiega così lui stesso il suo libro – E non mi sono mancate le sorprese, che a volte vengono dai nomi stessi delle vie o dall’aprirsi inatteso di giardini e spazi verdi di cui Milano è ricca a dispetto del suo supposto grigiore”.

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