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giovedì 27 luglio 2017 06:56:32
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I PESCI DEVONO NUOTARE

22 marzo 2017 Cultura, libri

Scrivere un romanzo per ragazzi sull’immigrazione. Ricevuta questa richiesta dal proprio giornale, Paolo Di Stefano nel 2012 si è fiondato alla Casa della Carità di Milano per cercare una ispirazione. Ha trovato un 17enne egiziano con una storia bella da raccontare, da Tawfick, suo vero nome, lo ha trasformato in Selim, e lo ha reso protagonista prima di un romanzo per ragazzi, poi di uno “per grandi”. Sono entrambi pubblicati da Rizzoli con il titolo “I pesci devono nuotare”, titolo che “evoca la responsabilità umana e anche i diritti da rivendicare. Doveri e diritti che Selim conosce benissimo”.
Oltre ad essere coetaneo dei suoi primi lettori, Selim ha anche una vicenda migratoria non così  drammatica come altre che si leggono sui giornali. A 17 anni è partito da Telbana, è arrivato in Libia, ha attraversato il Mediterraneo fino alla Sicilia e poi ha raggiunto Milano, città in cui, dopo tanti lavori clandestini, ne ha trovato uno regolare in un albergo. Fortunato ma anche dotato di determinazione, energia, onestà e grande consapevolezza che lo hanno aiutato a imparare bene l’italiano e a vincere molti ostacoli burocratici.
Se Milano appare a Selim come una città estranea, difficile, ostica, a tratti razzista, Selim per Milano “è uno dei tanti: noi guardiamo i migranti come fossero tutti uguali – spiega Di Stefano – non abbiamo la percezione dell’individualità, delle singole storie, dei singoli percorsi”. Un libro come “I pesci devono nuotare”, però,  nato da un incontro tutto sommato casuale, “può non consolare ma muovere una speranza e stimolare il coraggio”. Oggi Selim, oltre a lavorare, collabora con don Virginio Colmegna, studia economia alla Cattolica pur non avendo mai rinunciato alla sua religione islamica: “è uno straordinario caso di apertura e generosità che invita anche noi all’apertura e alla generosità”
I giovani che leggono di Selim, “sono stupiti e ammirati dalla storia -racconta l’autore – Abituati al cinismo e alla cattiveria di chi dice frasi come ‘sono tutti delinquenti’, partecipano alla storia di Selim, si immedesimano nei suoi pensieri, nelle sue fatiche e nella sua forza. E quando la letteratura riesce a ottenere l’empatia del lettore ha ottenuto un gran risultato. L’empatia è il risultato che ogni scrittore vorrebbe ottenere: empatia significa che il lettore vive la vita del personaggio, liberandosi della sua durante la lettura. Si identifica nell’altro finché alla fine di quell’esperienza di lettura gli rimangono delle domande e delle emozioni che lo hanno un po’ cambiato”.

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