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GRUPPO CAP, PRESENTATO PIANO PER STUDIARE ACQUA A PARTIRE DA FALDA

17 novembre 2016 Cronaca

Studiare l’acqua partendo dalla falda per conoscere in modo chiaro e dettagliato tutte le informazioni relative alla risorsa idrica. “Questo sfidante obiettivo si realizza grazie al PIA, il Piano Infrastrutturale Acquedotti presentato oggi a Milano da Gruppo CAP durante il convegno promosso in collaborazione con l’ATO Città Metropolitana e con FAST, la federazione delle associazioni scientifiche e tecniche. Attraverso il PIA – spiega Cap – è infatti possibile conoscere la composizione del sottosuolo, studiare l’andamento della falda acquifera, monitorare in tempo reale e 24 ore su 24 i principali parametri chimico fisici, come la temperatura, e chimici, quali cromo e nitrati, nonché condividere tutta questa mole di dati con le autorità e gli enti che si occupano della tutela dell’ambiente, in modo chiaro, semplice ed efficace grazie ad un accesso alle informazioni due volte più veloce e una sensibile riduzione del margine di errore”.
Il focus della giornata sono state le nuove possibilità che l’innovazione tecnologica offre attualmente alla geologia per garantire una gestione sempre più sostenibile dell’acqua sotterranea: con il PIA, oggi i dati sulla falda acquifera sono condivisi da Gruppo CAP con Brianzacque (Monza), MM (Milano), Uniacque (Bergamo), Lario Reti (Lecco), ATO Varese, ma anche con ARPA Lombardia. Il risultato è una sorta di “scatola nera” che contiene la memoria storica e il quadro aggiornato dei dati della falda: uno strumento operativo dinamico, indispensabile per supportare le decisioni, manageriali e strategiche, che riguardano il servizio idrico.
Oggi il PIA, ma più in generale tutti i temi legati a una gestione sostenibile delle risorse idriche sotterranee, sono stati affrontati nel convegno di formazione destinato in particolare a ingegneri, chimici e geologi. Introdotto da Egidio Fedele dell’Oste, presidente dell’ATO Città Metropolitana di Milano, e da Alessandro Russo, presidente di Gruppo CAP, il convegno ha riunito gli esperti di Regione Lombardia, ARPA Lombardia, Centro Epson Meteo, e di università italiane e straniere (Polimi, Statale di Milano, Sapienza di Roma, Waterloo in Canada) per un approccio trasversale e innovativo alla gestione della falda.
“La conoscenza dei dati è indispensabile per comprendere meglio le reali necessità di un territorio e programmare al meglio gli interventi e gli investimenti – spiega Alessandro Russo -. Il PIA in questo senso ci consente finalmente un approccio alla gestione della falda su scala di bacino, ma non solo: grazie alle sinergie attivate con la Water Alliance (il contratto di rete che riunisce 8 aziende pubbliche del servizio idrico lombardo) abbiamo messo la nostra competenza anche al servizio dei territori bergamaschi e lecchesi. L’idea è lavorare insieme, per un approccio integrato e multilivello a tutto vantaggio della qualità del servizio e più in generale dell’ambiente”.
Il PIA è costituito da un modelli tridimensionali del sottosuolo geologico, di flusso e di trasporto, per testare la capacità produttiva degli acquiferi e il grado di vulnerabilità degli stessi e da un modello del sistema delle reti e degli impianti per verificare criticità e propensioni che vengono comparati e analizzati mediante un approccio multilayer. Di fatto, il Piano Infrastrutturale Acquedotti ha consentito a Gruppo CAP di adottare, primo in Italia, il Water Safety Plan, una sorta di rivoluzione per le analisi dell’acqua che ha l’obiettivo di implementare e adattare il sistema di analisi alle reali esigenze locali. Nell’ambito del PIA, per esempio, si sta realizzando l’Early warning system, un sistema che prevede la posa di una serie di strumenti innovativi per il monitoraggio on-line, quali i rilevatori in continuo e le sonde spettrometriche, per il controllo h 24 fino a 15 parametri fisico-chimici e chimici, dalla temperatura alle concentrazioni di nitrati e cromo.
Inoltre, grazie al WebGIS, tutti i dati sulla falda sono inseriti nel nuovo Portale Geologia, che consente quindi l’accesso a piattaforme diverse a seconda degli utenti: condivisione dei dati e della conoscenza, sinergia, abbattimento dei tempi per i processi decisionali e progettuali.

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