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domenica 19 novembre 2017 00:33:11
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FISCALITÀ LOCALE, ASSOLOMBARDA: ANCORA IN CRESCITA, IMPRESE NON SIANO BANCOMAT

14 aprile 2016 Imprese

“Quando ci dicono che calano le tasse faccio io fatica a capire che numeri prendono. Se si prendono i numeri a livello nazionale e non quelle locali, magari potrebbe anche essere, ma non credo neanche in questo caso perché secondo i dati della world bank su 186 Paesi l’Italia è 137esima e il Botswana 71esimo. Con tutto il rispetto per il Botswana io penso che l’Italia possa dare qualcosa di meglio in termini di fisco. La tassazione locale è aumentata in maniera importante”. Lo ha detto Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda Confindustria Milano e delle province di Lodi, Monza e Brianza, durante la presentazione del quarto rapporto sulla fiscalità locale nei territori di Milano, Lodi e Monza Brianza. Secondo il rapporto la pressione fiscale sulle imprese è aumentata ancora dell’1%. L’indagine ha preso in considerazione 100 comuni della città metropolitana di Milano e delle province di Lodi e Monza- Brianza e ha analizzato la pressione fiscale, esercitata su base locale, mettendo a confronto i valori delle imposte gravanti sugli immobili di impresa (uffici e capannoni industriali), come Imu, Tasi, Tari, gli oneri di urbanizzazione e l’addizionale Irpef. Se è vero che le variazioni rilevate risultano più deboli rispetto a quelle rilevate nel 2014 è altrettanto vero che, considerato il quadriennio 2012-2015, gli incrementi medi sono stati del 9,6%. Ad esempio, gli uffici hanno visto aumentare la pressione fiscale complessivamente del 9,1%: un rialzo medio di 650 euro, per un ammontare complessivo che è passato da 7138euro a 7785. Più consistente l’incremento della pressione fiscale sul capannone tipo. In questo caso l’incremento medio è stato del 9,7%. Il livello di pressione fiscale per gli uffici e per i capannoni è aumentato in 45 comuni e diminuito in 38. Dal rapporto emerge che Milano è al primo posto tra i comuni con il maggior livello di pressione fiscale, seguito da Sesto San Giovanni, Rozzano, Bollate e Cologno Monzese. “Va riconosciuto – spiega Bonomi – che Milano è una città in cui i servizi è più complesso erogarli perché costano di più, dove i tagli dei trasferimenti da parte dello Stato sono stati molto importanti. Nel 2010 Milano riceveva circa 758 milioni, nel 2016 ne riceverà solo 350, peraltro comprensivi dei fondi compensativi. Questo ha comportato un aumento della fiscalità a carico dei cittadini e delle imprese non indifferente. Sono state introdotte le addizionali, sono state introdotte le tasse di soggiorno, sono aumentate l’Imu e la Tasi. Questo ha portato a una tassazione per le imprese molto importante. Quello che noi chiediamo all’amministrazione è di confrontarsi con noi e capire dove si può fare efficientamento della spesa pubblica. Perché se andiamo avanti di questo passo le imprese non saranno più in grado di sostenere questa imposizione e quindi ci sarà un Depauperamento da parte del territorio”. I dati parlano chiaro: L’Imu è sostanzialmente stabile per gli uffici e si riduce leggermente per i capannoni industriali. La Tasi è stata deliberata da 45 amministrazioni sulle 100 prese in considerazione, oltre il 40%. L’aliquota è in media pari allo 0,07%. Per il 2015 la somma delle due imposte, imu e tasi, è cresciuta in media dell’1,6% per gli uffici e del 2,1% per i capannoni. Considerando, invece, il quadriennio 2012-2015, l’effetto è significativo con una crescita degli importi dell’11,2% per gli uffici e del 21,9% per i capannoni. Rispetto al 2014 gli oneri di urbanizzazione sono cresciuti dell’1,3% per gli uffici e dello 0,6% per i capannoni. Infine, l’addizionale Irpef, rilevata per impatto diretto sui dipendenti delle imprese che operano sul territorio, è stata aumentata in 20 comuni, mentre nessuno l’ha ridotta. “Le imprese- spiega Bonomi – non dovrebbero essere utilizzate come bancomat per coprire la spesa pubblica ma andrebbero sostenute per valorizzare e potenziare i territori”. Alcuni comuni “sono diventati contribuenti diretti dell’amministrazione fiscale centrale, questo secondo me è un paradosso. Parte delle imposte comunali che noi versiamo vengono poi girate allo Stato, per le imprese il risultato finale è che di tasse ne pagano molte di più”. A questo si aggiunge il fatto che “noi, oltre a pagare le tasse, abbiamo la difficolta di come pagarle. Noi ci troviamo all’interno della fascia metropolitana con Comuni che fanno cadere lo stesso adempimento in mesi diversi. Quindi se io ho più unità locali, una a Milano e una a Sesto San Giovanni, mi trovo a pagare la tassa rifiuti in due periodi diversi. Questo comporta per le aziende una perdita incredibile di ore di lavoro col rischio di non adempiere a un tributo e poi vedersi sanzionate. Noi auspichiamo che ci possa essere un coordinamento affinché almeno nelle aree metropolitane omogenee possa essere pagato il tributo con un’unica cadenza annuale”.

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