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lunedì 21 agosto 2017 12:30:29
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A Milano il primo Festival dei diritti umani

6 aprile 2016 Cronaca, Politica

“Vorremmo raccontare che ci sono tanti altri casi Regeni. Stiamo sentendo la famiglia”: i parenti di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto, potrebbero essere tra gli ospiti del Festival dei Diritti Umani, a spiegarlo, e sperarlo, è il direttore del festival Danilo De Biasio. Lo ha dichiarato oggi a margine della presentazione dell’evento in programma dal 3 all’8 maggio alla Triennale di Milano. De Biasio ha spiegato anche come il festival miri a coinvolgere soprattutto i giovani e i milanesi, con uno stile “che informa ma senza essere pedanti”. L’idea é di mettere in evidenza anche i diritti violati a pochi passi dal festival e non solo dall’altra parte del mondo, rimarcando l’urgenza di “non restare a guardare ma prendere coscienza che le cose possono essere cambiate. E fare qualcosa, anche da Milano si può”.  Il neonato festival intende portare l’attenzione su un tema “forte, attuale ed importantissimo”, come quello dei diritti umani declinando il titolo “con quella concretezza che solo Milano possiede”. Organizzata da Reset Diritti Umani, la manifestazione ha il patrocinio del Comune di Milano oltre che del Ministero della Cooperazione Internazionale e della Città Metropolitana, e proprio il vicesindaco Francesca Balzani stamani in viale Alemagna ha aperto la presentazione parlando di diritti “di cui ci si accorge solo quando calpestati”, non solo guardando i titoli di cronaca internazionale come il caso Regeni, gli sbarchi, le spose bambine, ma anche “nel quotidiano, nelle nostre città, dove molte donne sono pagare meno degli uomini a parità di incarico”. Uno dei due focus sará infatti dedicato al “non diritto di essere donna”, l’altro é invece uno sguardo verso la Tunisia, nostra “vicina di mare” che sta riuscendo a superare virtuosamente una grave crisi istituzionale.
Il festival è organizzato per garantire il coinvolgimento di un pubblico più ampio e variegato possibile, attraverso l’uso di più linguaggi compreso quello cinematografico, con documentari e reportage (scelti dalla direttrice artistica del Festival Rendez-Vous Vanessa Tonnini), e quello artistico, con una mostra fotografica di Amnesty International sulle donne del Burkina Faso. Si tratta di exploit più frizzanti per richiamare i giovani, mentre resta assicurato un quotidiano programma di incontri, dibattiti e riflessioni arricchiti dalla presenza di ospiti internazionali. Tutte le mattine al teatro dell’arte e presso il salone d’onore co-protagoniste del festival sono le scuole superiori a cui sono dedicati incontri quotidiani di giorno in giorno riguardanti le donne e uno dei tanti loro diritti violati. Si parte da quelle vittime di mafie fino alle schiave di guerra.

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