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mercoledì 28 giugno 2017 03:50:24
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FANTASMI DI GUERRA E LA FONTANA DELLE CICOGNE

1 marzo 2017 libri

Prima di scriverlo, non ci aveva pensato, Giulio Alberoni, ma oggi, il suo “Bernard e la fontana delle cicogne” lo farebbe leggere “ovunque stiano spuntando dei nazionalismi o si vogliano erigere muri, virtuali o reali. Sarebbe utile a molti politici. Purtroppo – spiega lui stesso – per distribuirlo nelle campagne inglesi che hanno votato la Brexit siamo in ritardo”.
Pubblicato da Leima edizioni, questa di Alberoni è una favola che gli è spuntata in mente sfogliando un piccolo paragrafo di una guida turistica durante un viaggio in Alsazia. Vi si accennava che a Wihr-au-Val ci fosse una fontana dove le cicogne andavano a prendere i nuovi nati. La storia bussava alla sua mente e ha iniziato a scriverla subito, mandandosi da solo sms, tra un piatto e l’altro di un ristorante di  Turckheimmin, per non perdere delle scene già immaginate in modo nitido.
Il gruppo di bambini protagonista, Bernard e i suoi amici, sono è in lotta con gli spettri della notte, una notte non luminosa come quella del nostro paese pieno di inquinamento luminoso. Le nottate di Bernard sono affollate da fantasmi creati da bambini che, vedendo soldati devastare i loro paesi e portare disperazione e morte, tramutano questi uomini inconsciamente in spettri. “Per la loro mente ingenua e buona, è incredibile che un essere umano possa essere malvagio” spiega Alberoni, aggiungendo che in fondo “il mondo dei bambini è popolato di fate, elfi, spettri e fantasmi proprio come un tempo lo era anche quello degli adulti. Certo l’impatto di questi esseri immaginari oggi ha perso la sua valenza originaria, le paure dell’uomo hypermoderno non sono quelle di un primitivo. Anche gli spettri si sono adeguati, aggiornati, ci sono più familiari, hanno preso le sembianze delle nostre paure, ma con le fauci e gli artigli immaginati dai nostri trisavoli”.
Ad accompagnare la favola di guerra, ci sono disegni duri, che ne esprimono il senso terribile. “Avrei preferito si alternassero con disegni più delicati, colorati, che rispecchiassero l’animo candido dei bambini ma la scelta finale è stata fatta dall’editore, e l’approvo pienamente. A ciascuno il suo compito”. D’altronde Alberoni nel suo libro ha messo molto di sé stesso, da cima a fondo, anche nella creazione dei personaggi che nascono da suoi amici oppure sono proprio lui o delle sue parti, “sono come mi vedo o come avrei voluto essere”.
“Quando ho riletto questo libro ho compreso quanto di me ci fosse nelle sue pagine. La famiglia di mia madre proviene da una terra contesa, l’Istria. Credo che la mescolanza etnica e culturale che ho riportato nel libro sia quella che mi è stata trasmessa nei racconti di mia madre, una mescolanza virtuosa e felice, che non intacca l’amicizia dei bambini, la loro fiducia reciproca, la loro gioia di stare insieme, ma che negli adulti diviene diffidenza che si tramuta in odio per poi sfociare nella guerra, nella pulizia etnica. I bambini – sottolinea l’autore – non sanno cosa sia un confine, quella è una folle astrazione degli adulti”.

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