"/>
giovedì 19 ottobre 2017 09:20:00
omnimilano

EPIFANIA, DOMANI IN CURIA SCOLA PRANZA CON FAMIGLIA PROFUGHI PALESTINESI

5 gennaio 2016 Cronaca

Domani alle 11 in Duomo l’Arcivescovo Angelo Scola presiederà la Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore. Al termine il cardinale Scola pranzerà in Curia con una famiglia di profughi palestinesi: ospite sarà la famiglia Hamdawi, composta da nove persone, in Italia da 8 mesi. La loro storia, come si riferisce in una nota della Diocesi, è quella di musulmani di origine palestinese i cui antenati fuggirono nel 1948 in Iraq a causa della guerra. A raccontare il lungo peregrinare che li ha fatti approdare a Milano, è Khaled, il figlio maggiore: “Nel 2008 eravamo a Baghdad, dove mio padre era titolare di un grande garage. Più volte minacciato, ha deciso di andare via dopo che tutte le persone che lavoravano nel garage sono state uccise per ritorsione. La confusione nel Paese ci ha indotto a fuggire. Da Baghdad siamo andati a Erbil per circa quattro mesi”. Gli Hamdawi comprendono che, a causa della loro origine, rimanere in Iraq è problematico. Approdano in Siria. “Non potevamo tornare in Palestina – ammette Khaled – e nemmeno restare in Iraq, ci avrebbero uccisi”. Anche in Siria, però, la permanenza non è possibile: il viaggio tribolato prosegue allora in Turchia. Qui la vita è ancora più difficile: subiscono furti, non hanno casa, finiscono a vivere in una tenda, in otto per due anni: “Nel campo eravamo in duemila”. Ecco il primo approdo in Italia: nel 2010 sono a Riace Superiore, in Calabria. Ottengono una casa per un certo periodo, ma poi l’espulsione. “Non parlavamo l’italiano, avevamo difficoltà e non la cittadinanza, quando siamo usciti dall’Italia non sapevamo dove andare – ricorda Khaled -. Per due settimane abbiamo dormito in stazione a Roma, poi siamo partiti per la Svezia, dove abbiamo chiesto asilo politico come rifugiati. Lì siamo rimasti un anno e poi, quando è nata la mia ultima sorella, siamo tornati in Italia, ancora in Calabria, vicino a Palmi. Siamo stati lì per un altro anno, finché non abbiamo avuto tutti i documenti”. La famiglia è allora partita per la Danimarca, dove è rimasta due anni e mezzo. E poi di nuovo in Italia: “All’aeroporto della Malpensa per tre notti abbiamo dormito in strada. Poi ci hanno mandato alla Stazione Centrale di Milano e ci hanno detto che lì c’era un progetto per l’accoglienza dei migranti…”. E l’incontro con Casa Suraya: “Ci siamo rimasti otto mesi, poi siamo andati a Cinisello Balsamo, presso una casa della parrocchia – riprende il giovane -. Siamo da un mese e possiamo rimanere per un anno e mezzo”. Il desiderio ora è quello di costruirsi un futuro: “I miei fratelli hanno cominciato ad andare a scuola, io e mio padre cerchiamo un lavoro. Vogliamo inserirci, voglio anche riprendere a studiare”. Per quello che è accaduto nell’ultimo anno in Italia la gratitudine è immensa. Il bene ricevuto si tramuta in bene donato: “A Casa Suraya è come se avessimo una famiglia. A Cinisello Balsamo abbiamo conosciuto le persone che vivono nel contesto della parrocchia, ci troviamo bene. Vado anche a fare volontariato alla Caritas e a dare una mano con i profughi alla Stazione Centrale”. Ora attendono il pranzo di domani: “È un onore andare dall’Arcivescovo. Ci basta trascorrere tempo con lui…”. Alle 16 quindi il cardinale Scola presiederà in Duomo i Solenni Vespri per l’Epifania.

Condividi questo articolo