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CRIMINALITÀ, RAPPORTO TRANSCRIME: ‘COSTO’ DA 700 MLN, ROMA E MILANO PIÙ COLPITE

27 luglio 2016 Politica

Calcolare quanto costa alla collettività la criminalità. Lo fa il rapporto “Il danno della criminalità comune”, nato dalla collaborazione tra il centro Transcrime, centro di ricerca universitario sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano diretto da Ernesto Ugo Savona, e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. La ricerca – spiega spiega una nota del centro Transcrime – rappresenta uno dei primi tentativi di misurare il danno della criminalità comune in Italia esaminando la gravità di alcuni reati appropriativi e violenti compiuti in Italia dal 2004 al 2015 e i costi economici diretti da essi provocati. Tra i risultati di questo studio – prosegue la nota – si nota come dal 2004 al 2015 la gravità dei reati violenti commessi si sia complessivamente ridotta nonostante l’aumento del numero degli eventi denunciati (più reati, ma meno gravi). Inoltre si evidenziano delle differenze territoriali significative: nel 2015 la criminalità violenta registra una maggior gravità nel Sud Italia, mentre la criminalità appropriativa è più grave nelle regioni del Nord. Lo studio stima inoltre che in Italia siano stati sottratti 706 milioni di euro nel 2015, a seguito di alcuni tra i più comuni reati appropriativi. In particolare, sono le province di Roma (37,6 euro pro capite) e Milano (33,4 euro) a registrare le maggiori perdite. I due autori dello studio, Marco Dugato e Serena Favarin, commentano: “L’obiettivo della ricerca è stato quello di fornire una rappresentazione dell’impatto della criminalità comune sui territori italiani. Nel farlo siamo partiti dalla considerazione che i reati non sono tutti uguali, ma hanno una diversa incidenza sul vissuto dei cittadini a seconda della loro gravità e del loro impatto economico sui bilanci familiari”. Ma quali vantaggi derivano da questo genere di analisi? Come spiegano Dugato e Favarin: “Il conteggio dei reati non è più sufficiente per comprendere a pieno i danni prodotti dalla criminalità. Occorre combinare il numero di reati con la quantificazione della loro gravità e dei costi che ne derivano per comprendere al meglio le conseguenze”.

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