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CREATIVITÀ, COMPARTO DA 46 MLD E 1 MILIONE DI ADDETTI: PRESENTATO RAPPORTO

20 gennaio 2016 Omniparlamento

L’Industria della Cultura e della Creatività in Italia ha generato, nel 2014, un valore economico complessivo di 46,8 miliardi di euro. Di questi, l’86% sono diretti, cioè derivanti da attività legate direttamente alla filiera creativa, quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Il restante 14% è invece costituito da ricavi indiretti, ossia legati ad attività collaterali o sussidiarie. Complessivamente, gli oltre 40 miliardi di ricavi generati, si pone davanti al comparto delle telecomunicazioni (39 miliardi) e subito dopo l’industria automobilistica (49 miliardi). E' quanto rileva il Rapporto Italia Creativa presentato oggi alla Triennale alla presenza del ministro Dario Franceschini. Tutti gli undici settori – evidenza l'indagine – concorrono a generare i 46,8 miliardi di euro complessivi, mostrando spesso interconnessioni rilevanti. Alcuni ambiti di business sono quindi difficilmente attribuibili univocamente ad un settore piuttosto che ad un altro. Questo è un ulteriore elemento che dimostra quanto Italia Creativa sia importante nell’intercettazione di un effetto sistema che, di fatto, già esiste.
Nel 2014 i primi tre settori per valore complessivo sono Televisione e Home Entertainment, Arti Visive e Pubblicità, con valori generati rispettivamente di 12,2, 11,2 e 7,4 miliardi di euro. Nel 2014, l’Industria della Cultura e della Creatività ha dato occupazione a quasi un milione di persone, di cui l’85% nelle attività economiche dirette dell’industria. Con circa 850.000 posti di lavoro, gli occupati diretti nell’Industria della Cultura e della Creatività rappresentano il 3,8% degli occupati totali in Italia. Come nel caso del valore economico, è importante sottolineare quanto a volte sia difficile attribuire determinate tipologie di addetti ad uno specifico settore. Si conferma dunque quanto le interdipendenze siano non solo rilevanti ma necessarie per il modello di business in termini di innovazione e sostenibilità. Considerando la segmentazione degli occupati, sono i settori Arti Visive, Musica e Arti Performative a svolgere un ruolo di primo piano, con i loro rispettivi 242.000, 161.000 e 151.000 occupati. Lo studio tiene conto di tutti gli occupati nella filiera della creatività. I profili occupazionali sono molto eterogenei, ma possono essere ricondotti a due macro-categorie: profili più “creativi” e profili più “tecnico-gestionali”. La creazione di valore scaturisce anche dalla collaborazione di queste diverse figure, distinte ma complementari. Gli occupati in attività di creazione “pura” rappresentano circa la metà degli occupati diretti totali dell’industria, con alcuni settori (come Pubblicità, Arti Visive e Videogiochi) che attraggono maggiormente profili di questo tipo. Di contro, settori quali Televisione e Radio impiegano quote importanti di profili più tecnici e gestionali. Nel panorama economico nazionale complessivo, l’industria della cultura e della creatività vale il 2,9% del PIL a livello complessivo e il 2,5% del PIL considerando solo gli effetti diretti. Con gli oltre 40 miliardi di ricavi generati, si pone davanti al comparto delle telecomunicazioni (39 miliardi) e subito dopo l’industria automobilistica (49 miliardi). Sotto il profilo occupazionale l’incidenza del settore è ancora più significativa – rileva infine il Rapporto -: quasi un milione di addetti a livello complessivo, di cui oltre 850 mila diretti, rispettivamente il 4,5% e il 3,8% della forza lavoro italiana.

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