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Comunità ebraica, in sinagoga il saluto a Giuseppe Laras “uomo del dialogo”: l’omaggio di cattolici e musulmani

16 novembre 2017 Senza categoria

Oltre un centinaio di persone, in particolare della comunità ebraica, sono in raccoglimento davanti al feretro di Rav Giuseppe Laras, nel cortile della Sinagoga di via Guastalla, per ricordarlo e salutarlo prima della sua partenza per Israele, dove sarà sepolto domani. Dopo la preghiera funebre, recitata da Rav Ricchetti, a ricordare l’ex rabbino capo della Comunità ebraica milanese, che guidò per 25 anni, sono stati, commossi, il figlio Raffaele Laras e la nipote Manuela, che ha fatto leggere una lettera a lui dedicata: “Tutti conoscono mio nonno come rabbino, come studioso. Vorrei raccontarvi di un Rav Laras che in pochi hanno conosciuto: padre, marito, incredibile nonno Beppe. È stata una guida silenziosa, che mi ha condotto senza giudizio nel mio cammino personale; un nonno Beppe alto e austero con i cappelli bianchi o neri, a seconda delle occasioni. L’ho seguito nelle sue lezioni come un fan segue il cantante preferito in tournée”. Alla cerimonia sono presenti diversi rabbini italiani, insieme Rav Arbib: “Rav Laras era un personaggio complesso e una personalità complessa impossibile da riassumere in un discorso funebre – ha detto il rabbino capo di Milano -. Una persona che andava a fondo, non si fermava alle apparenze, era uno studioso, non viveva di slogan e luoghi comuni. Di questo insegnamento abbiamo bisogno, viviamo in una società in cui la superficialità e apparenza sono elemento caratterizzante. Ricordare una persona che è andato oltre e ne ha fatto ragione di vita ci insegna molto ed è uno dei lasciti fondamentali a questa comunità, all’ebraismo e al mondo intero”.

IMAM PALLAVICINI: “COSTRUIVA PONTI CONCRETI, LASCIA GRANDE EREDITÀ” –  La storica visita alla “nostra moschea Al-Wahid di via Meda, a Milano testimonia la apertura intellettuale e spirituale di Rav Laras”: lo ha detto l’imam Yahya Pallavicini, presidente della Coreis durante la commemorazione di Giuseppe Laras, per 25 anni alla guida della comunità ebraica milanese, alla Sinagoga di via Guastalla, ricordando la visita di Laras, che fu il primo ad entrare in via Meda avviando il dialogo con la comunità islamica. “Sono qualità e virtù così rare negli uomini di oggi”, ha continuato Pallavicini.
“Sapeva essere profondamente radicato nella testimonianza della religione ebraica più seria e reale, espressione di un’identità e di una radice, e allo stesso tempo riusciva a rompere i muri dell ‘indifferenza e dell’ignoranza per costruire ponti reali, concreti, di apertura e fratellanza, senza demagogia o sentimentalismo. Lascia una grande eredità rabbinica ed ebraica italiana alla quale anche la comunità islamica italiana cerca di riferirsi per dare segni veri di pace in un mondo bombardato da situazioni che vogliono farci perdere speranza della pace”, ha concluso l’imam.
MESSAGGIO DELPINI: RICONOSCENTI PER SUO GENEROSO IMPEGNO DIALOGO – Durante la commemorazione dell’ex rabbino capo della comunità ebraica milanese, Giuseppe Laras, alla Sinagoga di via Guastalla, monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale della Diocesi, ha letto il messaggio inviato dell’arcivescovo Mario Delpini: «Mi unisco al Cardinale Angelo Scola e ai fedeli ambrosiani nell’esprimere la nostra sentita partecipazione al lutto dei familiari e dell’intera Comunità Ebraica di Milano per la scomparsa del Rabbino Prof. Giuseppe Vittorio Laras», scrive l’Arcivescovo. «Protagonista della storia religiosa e civile della nostra città, ha saputo conquistare la stima e l’apprezzamento di tutti per la sua autorevolezza morale e la sua parola lucida e profetica», sottolinea Delpini e aggiunge: «Ricordo con riconoscenza il suo generoso impegno per la promozione del dialogo e delle relazioni fraterne tra ebrei e cristiani cattolici. I suoi incontri con i miei predecessori, il Cardinale Carlo Maria Martini, il Cardinale Dionigi Tettamanzi e il Cardinale Angelo Scola sono scolpiti nella memoria dei fedeli ambrosiani come un esempio e uno stimolo a continuare questo cammino di amicizia e di pace». «Elevo preghiere all’Altissimo, ricco di amore di fedeltà, perché lo accolga nel suo Regno di pace», conclude l’Arcivescovo.

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